‘Na femmena boss

Angela Matassa

Una scena
Una scena

E’ una messinscena forte quella realizzata da Stefano Incerti per il testo di Fortunato Calvino La reggente, in scena al Ridotto del Teatro Mercadante di Napoli. Dura, crudele, senz’anima, la protagonista (Elena Russo, bella presenza ma poco pathos) non fa sconti a nessuno, perseguita i suoi creditori, tortura fisicamente uomini e donne pur di ottenere il pizzo dovuto. Lei, femmena boss, momentaneamente a capo del clan perché il marito, Vicienzo ‘o Pazzariello è stato arrestato, non si ferma davanti a nulla.

La rappresentazione scorre quasi cinematograficamente, con una storia che non lascia spazio alla poesia e alla trasfigurazione teatrale. Come un film racconta una storia che denuncia la parte peggiore della camorra e dei suoi affiliati.

Anche la regia ha scelto una linea che a tratti fa pensare al cinema. Stefano Incerti ha portato sulla scena la sua abilità di cineasta pluripremiato, mantenendo fede alle premesse, di rendere in maniera realista e intimista la messinscena, scegliendo attori che hanno recitato anche sul set.

Due i colpi di teatro. Di forte impatto la scena di un uomo in croce, che appare all’improvviso in un rosso sangue, ad esprimere il colmo della crudeltà di una donna offuscata dalla sete di potere, che comanda agli uomini che le sono rimasti accanto, di far fuori anche il marito.

La scenografia, realizzata in collaborazione con l’Accademia di Arte Drammatica di Napoli, presenta pochi elementi, un tavolo, una toeletta, uno specchio per raccontare le giornate che scorrono tra un omicidio e un altro, contando i soldi estorti o facendo sesso. Le certezze di lei, i dubbi del fidato Eduardo (Salvatore Striano), i servizi del giovane collaboratore Diego (Luigi Credendino).

Nel visionario finale il secondo colpo di scena, quasi un ribaltamento dell’azione: la Reggente incontra l’amante ucciso, ma questa volta nell’aldilà: anche lei è morta, vittima della stessa violenza che aveva inflitto agli altri senza alcuna pietà.

Il linguaggio è un napoletano ‘parlato’, espressione dei malavitosi e dei quartieri di appartenenza.

Gomorra non ha reso un buon servigio a chi, come Calvino, ha affrontato questo tema molto prima che le reti televisive trasmettessero l’arcinota controversa fiction. Questo testo rientra nelle tematiche care al drammaturgo partenopeo che ha sempre affrontato argomenti quali l’usura, il mondo dei travestiti, l’amore gay, trattando la femminilità in tutte le sue manifestazioni interiori ed esteriori.

La Reggente è solo l’ultima delle sue protagoniste, anch’essa dimostra che le donne sanno essere più crudeli degli uomini.

 

 

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