‘Na Santarella, da commedia a farsa

Angela Matassa

‘Na santarella è il nome che Eduardo Scarpetta assegnò alla villa, che acquistò al Vomero, grazie all’enorme fortuna che gli fruttò il successo dell’omonima commedia, andata in scena nel 1889 al Teatro Sannazaro di Napoli.

Stessa sorte tocca alla messinscena che ne fa Claudio Di Palma oggi, che ha ricevuto applausi, a scena aperta e chiusa, al  Teatro Augusteo di Napoli, dove è tuttora in cartellone.

Il regista preme il piede sull’aspetto farsesco del testo, facendo riferimento più a Eduardo De Filippo, che aveva aggiunto alcuni personaggi piuttosto macchiettistici, per rappresentare l’ambiguità di un’epoca e di una donna che, volendo, si possono estendere alla società di ogni tempo.

Seguono le indicazioni registiche i protagonisti: perfetti Massimo De Matteo (Felice Sciosciammocca), Angela De Matteo (Ninetta/la Santarella) dalla bella voce, Peppe Miale (conte Poretti, il promesso sposo). Fra gli altri si fa notare Chiara Baffi, che con madre Rachele, la superiora del convento, aggiunge un nuovo ritratto alla sua galleria di personaggi. Eccessivi e un po’ sopra le righe gli altri: Giovanni Allocca, Marika De Chiara, Carlo Di Maro, Luciano Giugliano, Valentina Martiniello, Sabrina Nastri, Federico Siano. Tutti microfonati.

Da sinistra Chiara Baffi, Angela De Matteo, Massimo De Matteo (Foto Anna Abet)

In linea, gli sgargianti costumi di Anna Maria Morelli e la scenografia di Luigi Ferrigno. Belle e particolarmente importanti nella storia, le musiche di Paolo Coletta, eclettico compositore, che spazia dal teatro, al musical e, recentemente, al cinema.

La commedia di Eduardo Scarpetta ha un meccanismo perfetto, che scatena la risata grazie ai siparietti di cui i personaggi sono protagonisti. Felice Sciosciammocca, organista di giorno e, in un doppio quasi pasoliniano, autore di operetta di notte. Lo stesso maestro con Ninetta, la Santarella, nel colloquio-ricatto privato e così via.

Due atti, due situazioni, due facce degli stessi personaggi, nelle ambientazioni del convento prima, e del teatro del Fondo dopo. Ingenuità e furbizia, ipocrisia e passione, menzogna e verità, ambizione e falsa umiltà, per una vicenda antica, che parla chiaramente anche all’oggi.

Repliche fino a domenica 11 febbraio.

 

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