Napoleon, l’epopea di Bonaparte al cinema con Ridley Scott

Renato Aiello

Da un film storico non bisogna mai aspettarsi la precisione e la fedeltà filologica, figuriamoci poi dal cinema di Ridley Scott. Napoleon non ha fatto eccezione lo scorso autunno in sala (ora disponibile a noleggio e acquisto su Prime Video e presto nella versione director’s cut di 4 ore su Apple tv), e non solo per il bombardamento delle Piramidi d’Egitto e l’aver assistito all’esecuzione dell’ultima regina di Francia, una Maria Antonietta con una parrucca tra l’altro mai indossata all’appuntamento fatale con la ghigliottina della Rivoluzione.

IL FILM

Le attese e le aspettative per l’ultimo film di Scott, che non indovina il colpo giusto da decenni forse, erano altissime. Forse deluse per chi si aspettava il Gladiatore di Francia: l’uomo che diventò generale, il generale che diventò primo console e triumviro e poi imperatore e re d’Italia. Napoleon in fin dei conti è il racconto asciutto dell’epopea di Bonaparte, girato nell’immancabile Malta, patria dei set dei kolossal di mezzo mondo, e non solo. Si tratta di un film godibile, sicuramente da recuperare in lingua originale (il doppiaggio monocorde italiano non rende giustizia al grande attore che è Joaquin Phoenix).

Napoleon fa il suo mestiere, tiene incollato lo spettatore alla poltrona, emoziona tra la battaglia di Austerlitz e la disfatta di Russia, fino alla rocambolesca fuga dall’Isola d’Elba per riconquistare il trono imperiale in pieno Congresso di Vienna in corso. Poco importa se nella battaglia dei tre imperatori di Francia, Austria (Kaiser) e Russia (Czar) il lago ghiacciato era solo un mosaico di stagni e pozze di ghiaccio in realtà. Lo scontro è imponente, la ripresa a volo d’uccello sulla fuga a cavallo vale l’intero film. Come la sconfitta a Waterloo, quasi catartica nell’eterno confronto con gli odiati inglesi.

GLI ATTORI

Del resto agli Oscar 2024 Napoleon non ha fatto sfracelli tra le candidature di peso, guadagnandosi solo un piccolo spazio solo tra quelle tecniche di costumi, scenografie ed effetti speciali. Peccato per Giuseppina Bonaparte, più che per l’Imperatore dei Francesi, interpretata dall’ottima attrice inglese Vanessa Kirby. Resta impresso nella mente il racconto dello stupro della donna, negli anni della Rivoluzione Francese: la Kirby, attrice di razza, già reduce dalla nomination per il toccante Pieces of a Woman e dalle prime due stagioni di The Crown dove era la principessa Margaret, qui è un’imperatrice consorte intensa e affilata. Capace di gelare il sangue con lo sguardo vitreo che offre nella sua prima confessione a colui che sarebbe diventato suo marito, prima ancora che padrone di un’Europa unita e pacificata sotto il tacco francese.

NAPOLEONE

Dal film sicuramente emerge come per lui Giuseppina sia stata davvero la compagna della vita, unico amore di un’intera esistenza. Il Napoleon di Scott è il ritratto di un narcisista patologico, psicopatico manipolatore della realtà e della Storia stessa. Cosa aspettarsi, d’altronde, da chi pose due secoli “l’un contro l’altro armati”, per citare il Manzoni del 5 maggio? Resta solo l’eterno rimpianto di non aver mai goduto della visione del Napoleone di Stanley Kubrick, progetto mai girato e relegato nei sogni perduti della Storia del Cinema.

 

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