Nella mente di Alex

Angela Matassa

Ha avuto coraggio Gabriele Russo quando ha deciso di mettere in scena Arancia meccanica. Per diversi motivi. Innanzitutto perché è un cult cinematografico. L’opera di Kubrick ha contribuito alla

Una scena (foto Francesco Sgueglia)
Una scena
(foto Francesco Sgueglia)

conoscenza del testo e non è facile prescindere dal suo lavoro. Inoltre, è un romanzo che ha più di cinquant’anni e poteva risultare datato. Ma la messinscena rappresentata al teatro Bellini di Napoli ha superato questi gap.

Lo spettacolo, curato in ogni dettaglio, coinvolge fin dall’inizio. La bella scena di Roberto Crea, la mente di Alex; i costumi di Chiara Aversano, che guardano ai nostri giorni; le musiche cattive e deformate di Morgan, che esprimono gli incubi del protagonista, catturano l’attenzione. L’azione parte dalla fine: Alex, il Drugo capo, è già sotto l’esperimento Ludovico: gli stanno facendo il lavaggio del cervello affinchè abbandoni la violenza che è abituato ad esercitare con il suo gruppo di teppisti e si ravveda.

Il regista è partito dalla drammaturgia che Anthony Burgess trasse dal suo romanzo, non guardando al film, mantenendosi quindi il più fedele possibile all’originale. Anche nel linguaggio, che era una caratteristica dei personaggi: il Nadstat dei Drughi, legato al tempo, non risulta datato perché simbolico dello slang generazionale.  Il tema è universale e, purtroppo, sempre attuale, anzi contemporaneo. La “superviolenza” che circonda noi oggi, come i Drughi nel fantastico mondo inventato dall’autore, agita da giovani e non, non si riesce a sconfiggere. E anche se il grande Ludovico Van da gaudio diventa tortura, poco o nulla cambierà. La sconfitta è dietro l’angolo, sia per le vittime che per i carnefici, che per il sistema politico, che vieta il libero pensiero. La dimensione onirica e surreale della messinscena non mostra la violenza fisica, la lascia solo immaginare anche nei bei momenti al ralenti, mentre si percepisce quella psicologica che colpisce e turba. Ne escono tutti a pezzi, come il corpo di Alex che piomba dall’alto in frantumi.

Tutti bravi gli interpreti, Daniele Russo nei panni del protagonista, Alfredo Angelici (Barbone, Dott Brodsky, padre Alex), Marco Mario de Notaris (Alexander, anziana signora, cappellano), Martina Galletta (Moglie Alexander, Adolf, Joe), Sebastiano Gavasso (Dim), Alessio Piazza (Georgie), Paola Sambo (Deltoid, ministro, madre Alex).

Una prova difficile, un impegno considerevole, ma una scommessa vinta, viste anche le reazioni del pubblico che, nonostante la difficoltà a seguire l’azione e i dialoghi, ha decretato il successo dello spettacolo.

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