Nell’abisso dei ricordi

Renato Aiello

Una scena (foto di Simona Vergara)
Una scena (foto di Simona Vergara)

Una festa di compleanno rappresenta spesso una ricognizione di sentimenti e memorie, un momento di riflessione, un’occasione per fare un bilancio della propria esistenza. Per Fabrizio, protagonista dell’omonimo testo scritto da Angela Matassa e Giovanna Castellano, la festa dei suoi primi 40 anni diventa una sorta di monologo/dialogo a metà tra l’onirico e la proiezione mentale della propria madre, in un viaggio a ritroso nel tempo attraverso i ricordi dolorosi d’infanzia.

Si sviluppa così Festa di Compleanno, portato in scena dal 22 al 24 gennaio al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano (Napoli) da Vincenzo Borrelli con una regia precisa e affilata, che spinge i due attori Ivan Improta e Elena Erardi a confrontarsi in un lacerante rapporto madre figlio dall’inizio alla fine, senza tregua, tra complessi edipici e segreti inconfessabili. Quelle 40 candeline sulla torta di compleanno, col sottofondo della voce materna pronta a cantare gli auguri come quando era bambino, accendono in Fabrizio i tormenti del passato che torna a fargli visita: le parole del padre autoritario e violento, l’inerzia di una madre innamorata e perciò succube in un matrimonio senza speranza (“L’amore non si spiega”, grida lei davanti alla disperazione del figlio, che non ne comprende la remissività), e l’arrivo del nuovo compagno, Angelo.

E’ proprio quest’ultimo a far esplodere definitivamente i turbamenti già presenti in Fabrizio dalla più tenera età, svelandone l’omosessualità latente e mai confessata alla propria madre. Il suo è un cammino sempre in bilico tra follia e male di vivere, tra violenze psicologiche e un morboso attaccamento filiale, che si trasforma però gradualmente in amore/odio. Una vera escalation in cui luci e colori di forte carica espressiva, accompagnati da una scelta musicale indovinata, appaiono come un correlativo oggettivo dei suoi stati d’animo e del climax di tensione che si sviluppa nel corso dello spettacolo. Persino la scenografia si fa metafora visiva di amori proibiti e desideri mai sopiti, dallo specchio dell’identità riflessa di Fabrizio, su cui rinnega col rossetto la propria diversità, alla rete-gabbia dietro cui assiste allo sfacelo della propria famiglia. Fino alla panca sgabello dello “scandalo” offerto alla visione della madre, frutto di gelosie e pulsioni sessuali nascoste sotto la polvere del tempo.

Una scena (foto di Simona Vergara)
Una scena (foto di Simona Vergara)

Sullo sfondo c’è sempre la madre, seduta come nel quadro del pittore statunitense James Abbot Whistler “Arrangiamento in Grigio e Nero N°1”, testimone disperata e a tratti silenziosa, come gli spettatori, della rovina di Fabrizio.

Festa di Compleanno è un pugno allo stomaco, capace di dare una scossa con la catarsi teatrale alla consapevolezza del conflitto genitori-figli, un po’ come ha fatto di recente al cinema Xavier Dolan con “Mommy”, che esplorava dinamiche e difficoltà relazionali simili.

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