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La Corte della Formica PDF Stampa E-mail
Recensioni - Recensioni di prosa
Scritto da Anna Petrazzuolo   
Lunedì 16 Novembre 2009 21:45

Un teatro breve ma con lo sguardo acuto: questo l’identikit che La Corte della Formica consegna al pubblico della sua quinta edizione (al Sancarluccio di Napoli). Impegno civile e problematiche esistenziali sono il binomio vincente di una rassegna che, invece di fermarsi in superficie e rincorrere la risata facile, scende in profondità per toccare i punti dolenti. Talvolta dolentissimi, come in Lotteria nucleare di Carlo Bellamio. Un solo personaggio in scena e uno spettro, quello di Cernobyl. Originale la scelta di raccontare i rischi connessi al nucleare attraverso la metafora gastronomica allestendo un plot che dura quanto la preparazione di un piatto di brodo, e si regge sulla studiata sincronia tra parola e azione. Una prova più che convincente per l’attore Enzo Musicò.

Ampio spazio i corti in gara riservano anche alle tragedie dei singoli. Il silenzio di Ciro Pellegrino mette in scena appunto il delirio di un uomo che è ossessionato dalla paura di essere dimenticato. Il testo – che fonde brani di Sartre, Pasolini e Pessoa – si avvale di immagini terrificanti proiettate su un telo: sono i dipinti di Magritte in versione horror, insanguinati e inquietanti. Altro dramma individuale è quello di Frida allo specchio, che si ispira alla vicenda di Frida Kalho, artista la cui esistenza viene sconvolta da un incidente che la costringe a letto. Due gli elementi forti dello spettacolo: la suggestione dei canti messicani intonati dall’eccellente Loredana Carannante, e la suspense che tiene lo spettatore col fiato sospeso mentre la protagonista in sella alla sedia a rotelle gira vorticosamente su se stessa per liberarsi dell’involucro che la imprigiona. Nuda e purificata, Frida è salva.

Denso di rimandi all’attualità politica è Metashoahstasi di Cosimo Lupo. Bravi i due interpreti, Marco Bettinardi e Laura Formenti, ma il vero protagonista del corto è il marchingegno ligneo invenzione di Nicola Lamoglie. Sorprendentemente duttile, si presenta come un gioco di pieni e di vuoti in cui gli attori entrano ed escono per esplorarne le variazioni: bilancia che oscilla precariamente tra destra e sinistra, ghigliottina che incastra e strozza, gigantesco mostro simbolo di un potere che mette a tacere tutti e impone il monologo come unica forma di comunicazione politica.

Più intimista è Padrone di uno spazio infinito, che mette a frutto le ricerche biomeccaniche di Mejerchòl’d. Gli autori Iole Morrone e Giancarlo Terracciano Scognamiglio costruiscono uno spettacolo corale in cui risalta il linguaggio del corpo. Questo è il suo tratto connotativo ma anche il suo limite: perché senza un pubblico adeguatamente preparato su un certo tipo di sperimentalismo, i movimenti coreografici risultano ermetici e di difficile fruizione.

Delusione per Le conserve di Ciro Zenga e Sette lezioni di Pasquale Marco Napolitano, due pièce decisamente minori: nella prima, ritmo lento e dialoghi ripetitivi compromettono la riuscita e a tratti persino la comprensione del testo; nella seconda, per quanto sia apprezzabile il tema del metateatro, il soggetto resta debole.

Una menzione speciale spetta a Caroline Pagani per il triplice ruolo di autrice, regista e interprete di Hamletelia. Perfidia, il tuo nome è Donna, spettacolo di grande raffinatezza ambientato in un orizzonte postumo, quando la tragedia di Ofelia, l’innamorata respinta da Amleto, si è già consumata. Il testo, che rimaneggia l’originale shakespeariano, si sviluppa intorno al contrasto tra il sé e il fuori da sé con un susseguirsi di pèrformance che esaltano la versatilità della Pagani facendone una trasformista a tutto tondo.

Infine, un plauso per 2122 di Salvino Calatabiano, che ne è anche il protagonista. Accanto a lui Valentina Enea. Il testo guarda avanti, molto avanti ipotizzando un’immaginazione di Stato, una facoltà onirica istituita e incentivata dal governo mediante un apposito kit. La provocazione in realtà non è altro che il pretesto per una limpida e accorata difesa del teatro. La cassa–contenitore delle robe è metafora di un’arte che rischia di soccombere sotto i colpi della censura e dell’indifferenza. A guardare bene, il teatro è tutto racchiuso lì: tragedia e commedia, Giulietta e Romeo, Alice e Bianconiglio, la gabbietta con l’uccellino, il cavalluccio bianco, i trampoli, i cappelli e tanto altro ancora. “Volto la carta” è la formula che accende la fantasia. “Volto la carta” per ribadire le infinite realtà possibili che il teatro mette sul tavolo, contro l’omologazione e l’appiattimento. “Volto la carta”, eco lontana di quel monte girevole che fu il primo artificio scenografico del teatro moderno.

 

I vincitori

 

premiati presso il Multisala Modernissimo di Napoli:

Miglior Corto AMLETELIA

Miglior Regia CAROLINE PAGANI (Hamletelia)

Miglior Attore SALVINO CALATABIANO (2122)

Miglior Attrice CAROLINE PAGANI (Hamletelia)

Miglior Testo METASHOAHSTASI di Cosimo Lupo 

Menzione Speciale allestimento scenico

CIRO PELLEGRINO (Il Silenzio)

Menzione speciale scenografia

NICOLA LAMOGLIE  (Metashoahstasi)

Menzione speciale contributo musicale

LOREDANA CARANNANTE (Frida allo specchio)

Targa Special teatro d'impegno civile

LOTTERIA NUCLEARE

Targa Speciale STELLA FILM 2122

Targa Speciale TEATRO.ORG

LOTTERIA NUCLEARE

 

 

 
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