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LA BATTAGLIA DELLA VITA PDF Stampa E-mail
Recensioni - Recensioni di prosa
Scritto da Maresa Galli   
Lunedì 06 Dicembre 2010 13:57
Approda a Napoli (dopo le repliche a Caserta), al teatro Il Primo, Le Fondamenta dell’Impero, il monologo di Luca Balbarini per la regia di Fadia Bassmaji. Una compagnia reggiana, “Quinta Parete”, mette in scena la crisi dell’uomo contemporaneo sicuro di possedere la chiave del successo, di dominare gli eventi e addirittura la vita. Un uomo che si impegna al massimo e che ha l’illusione di poter fare a meno degli altri, agisce negli angusti spazi ritagliati per lui dal capitalismo e dalle regole del mercato. Umberto è interpretato da Enrico Lombardi, attento nel cogliere le sfumature, la nevrosi, il delirio del protagonista, la sua sconfitta, pedina di un gioco molto più grande di lui.
La scenografia è brillante: un gioco di ventidue cubi di cartone bianchi, scomposti e ricomposti come fossero muri che cadono, pareti che proteggono, barriere per il prossimo, moglie, fratello, datore di lavoro, partner francesi e quant’altro, ma anche mura calde e accoglienti destinate a sgretolarsi. Tutto sembra procedere per il verso giusto, con la fede nel lavoro, nella ragione, nelle magnifiche sorti e progressive della scienza, quando le cose cominciano a prendere una diversa piega. Il fratello di Umberto, Leonardo, è un individuo negato per gli affari, che accumula fallimenti e si riduce a chiedere un prestito al fratello per aprire un’attività già persa in partenza. Poi c’è Franceschi, il datore di lavoro, che sa sempre tutto, pronto a gestire le crisi e a dispensare perle di saggezza – perché lui è uno che ce l’ha fatta… E la moglie di Umberto, stanca di non far niente, assente, che finge vigliaccamente di dormire, presente solo quando deve perorare cause perse. Il socio Corrado, uno buono “per il gabbio”, che si caccia sempre nei guai, mette in forse le relazioni con i francesi, partner fondamentali.
E raccontando la sua storia Umberto continua a grattarsi i piedi, in maniera compulsiva, nevrotica. Sarà una sciocchezza? Quanti medici dovranno visitarlo per capire che è affetto da un linfoma? Ecco l’evento incontrollabile, la rottura dei piani, l’ingiusta punizione per chi ha fatto tutto da solo e meritava di vivere a lungo. Il sistema di certezze è imploso, il futuro ci respinge come fossimo un bubbone. “Non sono certo che questo mondo sia in grado di sopravvivere a se stesso”, dirà Umberto nel finale di partita. Nel contesto un buon lavoro per riflettere sul contemporaneo ma da limare/tagliare in alcuni passaggi. Bene che la creatività venga da nuove compagnie che ancora sperimentano e impegnano i diversi linguaggi dell’arte, lasciando spazio ai giovani.

 

 
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