ott
27
2020
Se non sei ancora abbonato, fallo subito! La registrazione e' totalmente gratuita.
Nome utente Password
Password dimenticata? Nome utente dimenticato? Registrati
Home Cinema
Cinema
Cinema News ed eventi

Monicelli, il maestro PDF Stampa E-mail
Cine News
Scritto da Redazione di Napoli   
Lunedì 05 Dicembre 2011 23:14

Il 29 novembre 2011, poco più di un anno fa, moriva suicida il maestro della commedia all’italiana, Mario Monicelli. Era una notte piovosa quando compì il suo gesto estremo: lanciarsi dal quinto piano dell’ospedale San Giovanni di Roma, dove era stato ricoverato a causa di un tumore. “Non aspetterò la morte in un letto d’ospedale, con i parenti che mi portano la minestrina”, aveva dichiarato lucido in una delle sue ultime interviste televisive. Un destino dunque preannunciato e frutto di una scelta ben precisa, quella di non lasciarsi morire: se n’è andato da regista Mario Monicelli, decidendo da sé della propria vita o meglio della propria morte. Stessa sorte era toccata nel ‘46 al suo amato padre Tomaso, giornalista e critico teatrale, che invece si sparò un colpo di pistola. Questo l’epilogo di una vita completamente votata all’arte, quella cinematografica ovviamente: il suo era un cinema dal riso amaro; i film, un arguto e spietato ritratto della società italiana dell’epoca.

Viareggino, classe 1915, Monicelli è considerato il più degno esponente del volto per così dire “allegro” del neorealismo italiano. L’esordio come regista di lungometraggi avvenne nel 1937, anno in cui, sotto lo pseudonimo di Michele Badiek, diresse il film Pioggia d’estate. Dalla seconda metà degli anni Quaranta fino alla prima metà degli anni Cinquanta, proficua fu la collaborazione con il cineasta Steno, che portò alla realizzazione di film dal grande successo di pubblico come Totò cerca casa (1949), Totò e i re di Roma (1951), Guardie e ladri (1951) e Totò e le donne (1952). Tra le opere che lo hanno portato alla consacrazione come regista, non possiamo non menzionare: I soliti ignoti del 1956, girato con un cast d’eccezione (Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Totò); La Grande guerra che nel 1959 vinse il Leone d’oro ex-aequo con Il Generale della Rovere di Rossellini; L’armata Brancaleone (1966), con uno straordinario Gassman, che fu un vero e proprio trionfo; La ragazza con la pistola del 1968 che esaltò le qualità da comica dell’attrice Monica Vitti; il film, tra i più imitati della commedia all’italiana, Amici miei (1975) con Ugo Tognazzi, Philip Noiret, Adolfo Celi, Gastone Moschin; e tante altre pietre miliari che hanno fatto la storia del cinema italiano.

Uomo dall’acuta intelligenza, cinico, lontano da ogni tipo di retorica e commemorazione, Mario Monicelli se n’è andato senza abbandonarsi ad alcuna disperazione. Un anno fa la perdita del maestro ha gettato il mondo del cinema - e non solo - in uno sgomento insanabile. Tuttavia, a colmare un tale vuoto saranno proprio le sue opere immortali e la grande lezione di dignità che con la sua stessa morte ci ha lasciato.

Chiara Ricci

 
Tra nomi illustri e bilanci positivi PDF Stampa E-mail
Festival ed Eventi
Scritto da Redazione di Napoli   
Mercoledì 19 Ottobre 2011 18:41

Bilancio positivo per la tredicesima edizione del Napoli Film Festival: nell’ormai consueta cornice di Castel Sant’Elmo, sei intense giornate di cinema sono state scandite dai cosiddetti “Incontri ravvicinati”, la sezione più attesa della rassegna, durante la quale a tu per tu con il pubblico si raccontano i grandi protagonisti del cinema italiano; quest’anno è stata la volta di Lino Banfi, Giorgio Faletti, Alessandro Siani, Aurelio De Laurentiis, Paolo Sorrentino, Filippo Timi e Paolo Virzì.

La retrospettiva del 2011, inoltre, è stata dedicata al maestro Andrej Tarkovskij: il pubblico ha potuto così riscoprirne i capolavori, incluso il suo ultimo lavoro Sacrificio. A vincere il concorso “Europa-Mediterraneo” è stato il film israeliano A cinque ore da Parigi di Leon Prudovsky, premiato da una giuria composta dai produttori Simone Bachini, Emanuele Nespeca e Claudia Bedogni. Il documentario Il loro Natale di Gaetano Di Vaio sulle estenuanti attese delle donne per vedere i loro mariti rinchiusi nel carcere di Poggioreale, e il corto La Colpa, film sul pregiudizio razziale diretto da Francesco Prisco e interpretato da Gianmarco Tognazzi, hanno invece prevalso nelle due sezioni del concorso “Schermo Napoli”, da tempo vetrina e trampolino di lancio per i giovani cineasti campani. Assoluta novità di questa tredicesima edizione è stata l’introduzione di una sezione completamente dedicata alla fotografia, con il concorso “FotoGrammi”: professionisti e appassionati dell'obiettivo hanno riletto attraverso la fotografia un'opera cinematografica, e le immagini migliori sono state esposte nelle sale di Castel Sant'Elmo durante tutto il corso del festival; la foto vincitrice è stata quella di Assunta D’Urzo, ispirata al film Respiro di Crialese e intitolata Ferie d’agosto, che tra l’altro si è aggiudicata il premio riservato agli Under35, messo in palio dal Corriere del Mezzogiorno. “Nonostante lo spostamento al periodo autunnale - commenta il direttore artistico Mario Violiniè stata un’edizione molto positiva” e i numeri lo confermano: oltre 100 proiezioni tra lungometraggi, corti e documentari; dodici ospiti che hanno incontrato il pubblico e tenuto lezioni di cinema; circa 9.000 spettatori nei sei giorni di rassegna.

Chiara Ricci

 
Spacey fra teatro e cinema PDF Stampa E-mail
Cine News
Scritto da Redazione di Napoli   
Martedì 11 Ottobre 2011 16:03

Grazie alle sue performance, Kevin Spacey è entrato a pieno titolo nel firmamento delle stelle di Hollywood: basti pensare alla sua interpretazione di personaggi come John Doe, il terribile serial killer di Seven (1995), oppure Roger "Verbal" Kint, il truffatore invalido de I soliti sospetti (1995), per cui vinse l’Oscar al miglior attore non protagonista, o ancora come Lester Burnham, un uomo in crisi di mezza età nel film American Beauty (1999), che questa volta gli valse l’Oscar per il migliore attore protagonista. Nato il 26 luglio del 1959 nel New Jersey da madre segretaria e padre tecnico di laboratorio, Kevin era un bambino ribelle e indisciplinato, tanto che i genitori decisero di mandarlo all’accademia militare, dalla quale però fu espulso alla fine del secondo anno. Terminati gli studi superiori, si trasferì a New York per frequentare la famosa scuola di recitazione Juilliard School, che abbandonò prima ancora di conseguire il diploma. Dopo aver calcato i palcoscenici di Broadway, si dedicò inoltre alla televisione, recitando nel telefilm Crime Story e poi nel serial L.A. Law, mentre debuttò sul grande schermo nel 1986 con il film Heartburn - Affari di cuore di Mike Nichols. Da lì in poi ebbe inizio per lui una carriera costellata di successi. Oltre ad essere un attore di fama mondiale, Kevin Spacey è anche produttore cinematografico, regista e sceneggiatore. Infatti, sua è la casa di produzione Trigger Street che ha coprodotto, tra gli altri, il film The Social Network (2010), apprezzato da pubblico e critica. Da sempre Spacey ha alternato il cinema al teatro, soprattutto da quando, trasferitosi a Londra, si è impegnato energicamente nel recupero del teatro londinese Old Vic, di cui è divenuto direttore artistico nel 2003. Attualmente è in tournee teatrale con Richard III di William Shakespeare, per la regia di Sam Mendes (con cui aveva già lavorato nel film American Beauty), e il 14 e il 15 ottobre sarà a Napoli al teatro Politeama, per chiudere la quarta edizione del Napoli Teatro Festival.

Chiara Ricci

 
Venezia: il trionfo di Sokurov PDF Stampa E-mail
Festival ed Eventi
Scritto da Redazione di Napoli   
Lunedì 12 Settembre 2011 00:00

Il Leone d’oro è stato da subito ipotecato dal ‘Faust’ di Sokurov. Si è imposto con una forza straordinaria tale che poi nessun altro film, sebbene bellissimo, è riuscito a levargli il Leone d’oro, che gli abbiamo assegnato all’unanimità”. E’ con queste parole che il regista napoletano Mario Martone, in questo caso nelle vesti di giurato, ha voluto forse giustificare l’esclusione dalla premiazione di film come Carnage di Roman Polanski o le Idi di Marzo di e con George Clooney, entrambi tornati a casa a mani vuote nonostante il tripudio di critica e pubblico. Stando all’opinione delle “male lingue”, il capolavoro di Polanski (difficile definirlo diversamente) sarebbe stato snobbato a causa della presenza, in giuria, di un certo numero di americani (tra cui lo stesso presidente, il regista Darren Aronofsky) che malvolentieri avrebbero accettato l’assegnazione del Leone d’oro al regista, date le vicende giudiziarie di cui recentemente è stato protagonista. Così, a dispetto di ogni pronostico, a trionfare nella 68esima edizione della mostra d’arte cinematografica più importante d’Italia è stato il monumentale Faust di Sokurov. E di sicuro ne saranno maggiormente contenti i cinefili più esigenti.

Anche l’Italia e soprattutto Rai Cinema, in quanto produttore e distributore,  possono ritenersi soddisfatte: Emanuele Crialese, con il suo film sull’immigrazione, dal titolo Terraferma, si è guadagnato il Premio Speciale della giuria. Non sono mancati, inoltre, i riconoscimenti nei confronti del cinema per così dire “orientale”: a Cai Shangjun con il film Ren shan ren hai va il Leone d’argento per la miglior regia, mentre a Deanie Yip per Tao Jie (A Simple Life) viene assegnata la Coppa Volpi per la migliore attrice. Infine, il premio per il miglior attore viene conquistato da Michael Fassbender per la sua ottima interpretazione in Shame di Steve McQueen. 

Chiara Ricci

 
Il 'Leone' a Bellocchio PDF Stampa E-mail
Cine News
Scritto da Redazione di Napoli   
Lunedì 12 Settembre 2011 00:00

Al Festival, al Palazzo del cinema del Lido di Venezia, Marco Bellocchio ha ricevuto dalle mani del regista di Novecento il Leone alla carriera: “Mi onora e mi commuove che sia Bernardo Bertolucci a consegnarmi il Leone alla carriera. Pur percorrendo strade diverse - spiega Bellocchio - c’è sempre stata tra noi reciproca attenzione, stima e affetto”. E non poteva non meritare un riconoscimento di così alto profilo una carriera, come quella di Bellocchio, costellata di film dal notevole contenuto artistico.

Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, Marco Bellocchio nasce a Bobbio il 9 novembre del 1939. Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, per poi proseguire gli studi di cinema a Londra. Nel 1965 il suo esordio alla regia è all’insegna dell’anticonformismo, con il lungometraggio Pugni in tasca, che si presenta come un ritratto dissacrante dell’istituzione della famiglia. Due anni più tardi mette di nuovo a nudo la società borghese, svelandone ipocrisie e contraddizioni, in La Cina è vicina, film presentato al Festival di Venezia e vincitore del Gran premio della giuria. Considerato uno dei registi italiani più impegnati politicamente, negli anni Settanta la sua denuncia contro violenze, soprusi e ingiustizie prende di mira istituzioni come i collegi (Nel nome del padre, 1972), i manicomi (Matti da slegare - Nessuno o tutti, 1975) o l'ambiente militare (Marcia trionfale, 1976). Nel 1984 dirige Marcello Mastroianni in Enrico IV, tratto da una commedia di Luigi Pirandello.

Dal Diavolo in corpo del 1986 inizia una lunga collaborazione con lo psichiatra Massimo Fagioli, sodalizio che, attraverso un’esplorazione cinematografica dell’inconscio, porterà anche alla realizzazione di La condanna (Orso D'Argento Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino, 1991) e Il sogno della farfalla (1994). Ma nel 2002 torna a volgere la sua attenzione verso i dilemmi della società odierna, come quello di un padre laico (Sergio Castellitto) indeciso se far frequentare o meno al proprio figlio L'ora di religione, mentre l’anno successivo ci offre una lettura del tutto personale del sequestro di Aldo Moro con Buongiorno, notte. Nel 2006 è accolto dalla critica con grandi plausi per il film Il regista di matrimoni, con protagonista di nuovo Sergio Castellitto, al centro di una riflessione sulla religiosità e sul conflitto fra artista e realtà. Nel 2009 partecipa come unico italiano in concorso al festival di Cannes: il suo film Vincere, dedicato alla moglie segreta di Mussolini, riceve diversi elogi soprattutto dalla stampa straniera. Infine, nel 2011 gli viene assegnata l'Alabarda d'oro alla carriera per il cinema, e anche il premio per la miglior regia grazie alla pellicola Sorelle Mai.

Stando alle sue ultime dichiarazioni, pare che in cantiere ci siano diversi nuovi progetti, tra cui un film a basso costo sull'Italia contemporanea, per il quale però non sono stati trovati ancora fondi a sufficienza. Una carriera, dunque, che potrebbe continuare a farci riflettere ed emozionare.

Chiara Ricci

 

 

 
«InizioPrec.1234567Succ.Fine»

Pagina 1 di 7
 4 visitatori online

Sondaggi

Quante volte vai a Teatro?
 
 
Banner