Nozze di sangue al Tram

Renato Aiello

Il sangue è quello che ci definisce, che ci lega e che può dividerci, fino agli esiti più infausti. Lo sapeva bene Federico Garcia Lorca, morto nel 1936 per mano delle forze franchiste spagnole, autore di “Bodas de Sangre – Nozze di Sangue”, il dramma teatrale portato in scena al Teatro Tram di Napoli dal 17 al 27 febbraio 2022.

La letteratura spagnola del XX secolo fa ufficialmente capolino nella sala di Port’Alba con un adattamento scritto e diretto da Gianmarco Cesario, interpretato da Pietro Juliano, Leonardo Di Costanzo, Guido Di Geronimo e Germana Di Marino, insieme alla danzatrice Adriana Napolitano nel ruolo della luna “coreografata” da Mario Guadagno. La natura infatti assiste anche qui, muta e fredda matrigna di Leopardiana memoria, ai fatti di sangue raccontati sul palco dal terzetto maschile e dall’attrice impegnata nel ruolo della Sposa.

Una scena dello spettacolo

Mortificata e umiliata dal maschilismo patriarcale dell’epoca, il personaggio della Di Marino è una falena destinata inevitabilmente alla rovina, colpevole solo di aver amato e, soprattutto, di aver disobbedito alle regole di un mondo antico. Un passato che si intreccia fatalmente alla tragedia della dittatura, da sempre incubatrice naturale e portatrice “insana” dei peggiori modelli di società. Il tradimento sull’altare con Leonardo, che poi si rivela essere una semplice fuga d’amore nei boschi, scatena i peggiori istinti nello Sposo e in sua Madre, qui interpretata da un uomo per tutto lo spettacolo, a dimostrazione di come il sessismo più becero e retrogrado non risparmi nemmeno l’universo femminile. Per la Madre una giovane sposa può considerarsi in gamba solo se sa “preparare il pane e cucirsi le gonne da sola”: l’equivalente, per certi versi, di quel titolo letterario “Sposati e sii sottomessa” che ha fatto discutere non poco in questi ultimi anni di rigurgiti patriarcali e neofascisti.

I totalitarismi e le dittature, persino le autocrazie moderne di Russia, Ungheria e Turchia, non sono mai esenti dal manifesto intento di difesa della famiglia tradizionale in chiave oscurantista. La Sposa, che ricorda quell’Ipazia di Alessandria d’Egitto condannata dal vescovo Cirillo in nome delle Lettere di San Paolo Apostolo, è il paradigma di una condizione ancora troppo diffusa nel mondo, e di una sorte che la nuova guerra scoppiata alle porte dell’Europa potrebbe riservare a molte donne, le prime vittime di ogni conflitto armato.

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