Mario Gelardi

Mario Gelardi

Una scena di “Quei ragazzi del ’96” in albergo

L’anno è iniziato con il “Premio Fava Giovani”, a Palazzolo, un riconoscimento importante a sugello dell’impegno sociale e civile del Nuovo Teatro Sanità, diretto da Mario Geraldi, drammaturgo e regista. E’ bello e importante per le nuove generazioni ricordare Pippo Fava.

“Sono passati trent’anni dalla morte di Fava, ma la sua storia, il suo impegno e soprattutto i suoi scritti sono più che mai attuali. Fava è un patrimonio del pensiero e di come già tanti anni fa, smascherare il potere, raccontare i meccanismi mafiosi, fosse un pericolo per la politica”

Dopo “La terza comunione” ha messo in scena un’altra pièce di successo, “Niente fiori ma opere di bene”, una storia che si snoda attorno agli “inciuci” di tre bizzoche interpretate da tre attori molto bravi: Carlo Caracciolo, Ciro Pellegrino, Luigi Credendino. Ricca di riferimenti drammaturgici da Viviani a Santanelli, la pièce è forte di una lingua complessa fatta di tre diversi dialetti napoletani. Si parla già di un terzo spettacolo incentrato su un matrimonio alla Sanità?

“Abbiamo provato, insieme ai miei attori, a portare avanti il percorso di questi tre personaggi che pensiamo non sia ancora esaurito. E’ un esperimento di piccola serialità, una scoperta e una sfida anche per noi”.

Con Claudio Finelli ha ideato format teatrale “Do not disturb”, che trasforma in palcoscenici le camere d‘albergo. Nel ‘96 a Napoli si respirava aria di cambiamento, a pochi giorni dal primo Gay Pride. C’è stato da allora un reale mutamento culturale?

Mario Gelardi

“Direi di sì, la legge sulle unioni civili ne è una chiara dimostrazione”.

Dal 19 aprile sarà in scena una produzione del Nuovo Teatro Sanità, “La paranza dei bambini”, scritto a quattro mani con Roberto Saviano, con il quale rinnova il sodalizio artistico, dopo il successo della versione teatrale di “Gomorra”. Ne firma anche la regia. Qualche anticipazione sull’adattamento teatrale e sul cast?

“Sarà molto giovane, come sono giovani i protagonisti del libro di Saviano. In scena ci saranno molti degli attori che in questi anni abbiamo “allevato” al Nuovo Teatro Sanità. Quello con Roberto è un percorso artistico, ma soprattutto umano che non si è mai interrotto. Crediamo entrambi nell’etica del lavoro e dell’amicizia”.

Avete intrapreso, come Teatro, una collaborazione con “Repubblica” che consente di usufruire di coupon per una riduzione sui biglietti: un altro modo di spalancare le porte dei teatri e invogliare i giovani ad un confronto critico?

“Il nostro pubblico è molto attivo, molto presente, è un pubblico che parla con gli artisti, con noi del teatro. Questo continuo confronto che abbatte totalmente le barriere dovute ai ruoli, retaggio di un passato che dovrebbe essere ampiamente sepolto, ci aiuta a crescere e a capire. La collaborazione con Repubblica ci onora”.

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