Un film per Lucio Dalla

Un film per Lucio Dalla

Proiezione straordinaria del film Caro Lucio ti scrivo di Riccardo Marchesini, venerdì 27 ottobre al Cinema Teatro Politeama di Torre Annunziata. Il film, inedito omaggio al celebre cantautore a cinque anni dalla sua scomparsa, è tratto dall’omonimo spettacolo teatrale scritto da Cristiano Governa. L’evento ha il patrocinio del Comune di Torre Annunziata ed è promosso e organizzato dal Caffe’ letterario – Nuovevoci e da Corto Dino.

Il pretesto è la storia di Egle Petazzoni, postina del cantautore bolognese, che, aprendo alcune lettere a lui indirizzate fa vivere le storie dei protagonisti delle sue canzoni dal punto in cui il Lucio nazionale li ha lasciati, uomini e donne che nelle vita reale si specchiano nelle realtà immaginata da Lucio, a cui si rivolgono quasi fosse il proprio Deus ex machina, mentre le sue melodie immortali fanno da colonna sonora. Così vengono alla luce le vicende di “Futura” e quella di “Meri Luis” e del tassista, del regista, del barista e del dentista, suoi improbabili compagni di viaggio; ci sono “Anna e Marco” e la famiglia di “Come è profondo il marei chiaroscuri nebbiosi de “La casa in riva al mare” e le atmosfere frenetiche e metropolitane di “Milano”.

A raccontare le proprie storie, un succedersi di voci illustri: Ambra Angiolini, Alessandro Benvenuti; Piera degli Esposti, storica amica del cantautore, Neri Marcorè, Ottavia Piccolo e Andrea Roncato, trascinati e maturi Anna e Marco, Grazia Verasani. Accanto alle voci, a dare corpo e anima a vicende e personaggi di questo racconto corale, una nutrita schiera di attori.

Saranno presenti alla proiezione il regista Riccardo Marchesini e l’attrice Cristina Casale, unica interprete campana del cast, protagonista del quinto episodio, quello ispirato alla canzone “La casa in riva al mare” con la voce di Piera Degli Esposti. La Casale, attrice anche teatrale, è Maria, pescivendola, malconcia nell’aspetto e nell’animo, che vive la sua grigia esistenza in un grigio mondo fatto di lavoro e di cupo torpore psicologico, fin quando, quasi involontariamente, comincia ad imbastire una storia con un detenuto che fa capolino dalla finestra di una prigione.

 

Share