Cristo, parole d’amore

Cristo, parole d’amore

Vangelo – Una scena con Bobò

E’ uno spettacolo sull’amore Vangelo di Pippo Delbono. Nato innanzitutto in versione operistica, con le musiche originali composte da Enzo Avitabile, conserva questo aspetto: la musica, infatti, è sempre presente, eseguita dal vivo dall’orchestra e dal coro del Teatro San Carlo, passa dal Don Giovanni a Jesus Christ Superstar, dallo stesso Avitabile a Schumann ai Rolling Stones. Stralci dal Vecchio Testamento per parlare di sé, per ricordare la mamma che gli chiese di fare uno spettacolo sul Vangelo, per privilegiare il Diavolo rispetto a Cristo, “forse è l’unico anarchico che ce l’ha fatta” dice citando André Malraux.

Nota e riconoscibile la cifra registica dell’artista ligure che non rinuncia a unire parola, video, cinema. Che mescola testi e realtà, che unisce fantasie e verità. Pasolini, Sant’Agostino, la Bibbia e Prèvert, tutto gli serve da spunto per condurre attraverso il tema, per mostrare la crudeltà del peccato ieri come oggi, dove i derelitti sono gli immigrati, che tentano di raggiungere la terra promessa su barche che piuttosto che dieci trasportano sessanta individui, condotte da peccatori senza scrupoli.

Provoca e racconta Pippo Delbono, andando su e giù tra palcoscenico e platea, riconducendo, comunque, al tema principale. I suoi andirivieni da una poesia a un versetto, da un aneddoto di vita personale, malattia o lutto, dal presentare, come sempre, i suoi attori ‘stabili’, l’ottantenne Bobò recuperato al manicomio o il down Gianluca .

Uno spettacolo che nelle sue abili mani da personalistico diventa di tutti. Certamente terapeutico per lui, ma un pugno in faccia al pubblico seduto in platea e che affolla, come altrove, anche il Teatro Bellini di Napoli, quando un immigrato afghano racconta dal vivo la propria avventura per arrivare in Italia.

E dunque, la guida-narratore-mattatore Delbono cita i peccati, il tradimento di Giuda, la sua impiccagione, si crocifigge al muro grigio sul fondale, racconta della solitudine e della tentazione di Cristo nell’orto di Getsemani. Sceglie brani e versetti per tornare puntualmente al tema principale: l’amore. E in chiusura, quando sulla scena appare Gianluca in una culla, simbolo di nascita, e Bobò si dondola su un cavalluccio di legno, ricorda che perché il Regno dei cieli possa accogliere l’anima, bisogna essere puri come bambini.

Scene di Claude Santerre, costumi di Antonella Cannarozzi, disegno luci di Fabio Sajiz.

Si replica fino a domenica 5 novembre.

Share