Poetico teatro di Familie Flöz

Poetico teatro di Familie Flöz

Torna al Teatro Bellini di Napoli dal 23 al 28 gennaio, Familie Flöz, l’inconfondibile gruppo berlinese, che senza l’uso di parole e con l’aiuto di maschere e costumi riesce a trasportare il pubblico in situazioni e storie emozionanti e poetiche.

Una scena (foto Gabriele Zucca)

In questo spettacolo, intitolato Teatro Delusio, lo porterà nel backstage di un teatro, dove in scena vengono rappresentati spettacoli di ogni genere (dal mondo opulento dell’opera, a selvaggi duelli di spada, da intrighi lucidamente congeniati a scene d’amore passionali). Bob, Bernd e Ivan sono i tecnici tanto diversi tra di loro. Bernd, sensibile e cagionevole, cerca la felicità nella letteratura ma la trova improvvisamente personificata nella ballerina smemorata; Bob ha un grande desiderio di riconoscimento, che lo porterà al trionfo e alla distruzione; Ivan, capo del backstage, per paura di perdere il controllo sul teatro, finirà per perdere tutto il resto. Le loro vite all’ombra della ribalta si intrecciano nei modi più strani al mondo scintillante dell’apparenza. E all’improvviso loro stessi si ritrovano ad essere i protagonisti di quel palcoscenico che in fondo equivale al loro mondo.

Costumi raffinati e suoni e luci dal sapore magico aiuteranno i tre attori, che interpreteranno 29 personaggi, a dare vita a un gioco che percorre l’intero mondo teatrale (la scena e il dietro le quinte, le illusioni e le disillusioni) e crea uno spazio magico carico di toccante umanità.

Con Andrès Angulo, Johannes Stubenvoll, Thomas van Ouwerker; maschere: Hajo Schüler; scene: Michael Vogel; costumi: Eliseu R. Weide; musiche: Dirk Schröder; luci: Reinhard Hubert. Regia Michael Vogel

Una scena (foto Gabriele Zucca)

IL GRUPPO

Familie Flöz fa teatro servendosi di mezzi che vengono “prima” del linguaggio parlato. Ogni conflitto si manifesta prima di tutto nel corpo. Il conflitto corporeo è l’origine di ogni situazione drammatica. Tutte le pièce teatrali hanno origine da un processo creativo-collettivo, nel quale tutti gli interpreti fungono anche da autori di figure e di situazioni. Nel corso di svariate improvvisazioni, il gruppo individua un tema, raccoglie materiale drammatico e ne discute ancora molto a lungo, prima di mettere in gioco le maschere. Similmente a un testo, una maschera porta con sé non solo una forma, ma anche un contenuto. Il processo di sviluppo di una maschera, che va dalla sperimentazione sul palco, fino alla simbiosi attore/maschera è determinante per il risultato.

Il paradosso fondamentale della maschera, cioè il fatto di celare un viso animato dietro una forma statica e con essa di creare figure viventi, costituisce per l’attore una vera e propria sfida da raccogliere. E non solo per lui. La maschera prende vita innanzitutto nell’immaginazione dello spettatore, il quale in questo modo ne diventa, in una certa misura, anche il creatore.

Una scena (foto Pierre Borrasci)

Ricettivi anche verso le reazioni degli spettatori, con uno sguardo critico sempre rivolto al proprio lavoro, tutte le produzioni Flöz vengono spesso modificate nel corso del tempo, sviluppando così la loro pienezza e intensità.

 

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