Frammenti, iridescenze, cicatrici e miti

Frammenti, iridescenze, cicatrici e miti

Nuova personale di Marco Delli Veneri, artista e architetto napoletano, che dal 25 maggio al 10 giugno presenta “Frammenti, iridescenze, cicatrici e miti” da Sinestetica a Roma. Uno spazio del quartiere Montesacro nel quale è possibile fruire di mostre, presentazioni di libri, concerti, proiezioni; nel quale acquistare libri, oggetti e opere d’arte, luogo nel quale incontrare artisti e letterati.

Il nucleo della mia ricerca – spiega l’artista commentando la personale composta da 24 opere per  quattro omonime serie – è indagare i meccanismi e le condizioni per le quali si dia ‘produzione’ di immagini autonome ed autosufficienti e non ‘riproduzione’ di immagini di oggetti. Da questo punto di vista ciò che faccio è costruire dispositivi visuali, cioè concatenamenti di oggetti con osservatori, tramite la luce. Il prodotto di questo concatenamento è l’immagine, che non è contenuta in nessuno degli elementi del concatenamento, ma si produce nel concatenarsi stesso di ogni dispositivo: tra uno specifico oggetto e uno specifico osservatore, tramite una specifica luce. Infatti: l’immagine dov’è? Sulla superficie dell’oggetto o nella sua conformazione? Sulla retina dell’osservatore o nel suo cervello? Nel fascio di fotoni che dall’oggetto viene proiettato verso l’osservatore? L’immagine non può che essere quantisticamente immanente all’intero dispositivo visuale, costituito da oggetto, concatenamento, osservatore e luce.
Evidentemente, al variare di uno degli elementi, varierà il dispositivo, quindi il concatenamento e, di conseguenza, l’immagine prodotta. Così, –
continua l’artista – è altrettanto evidente che in assenza di osservatore o di luce, quindi di concatenamento, il dispositivo non si costituirà e non si avrà produzione di immagine. Per queste ragioni, alla produzione dell’immagine, per quanto oggettiva la si voglia ritenere, l’osservatore partecipa pienamente, con la propria fisiologia, la propria esperienza e la propria cultura visuale.
Davanti a un dispositivo visuale, quindi, l’osservatore è sempre pienamente responsabile dell’immagine, di ciò che vede e/o non vede. Ne è coautore, che lo voglia e lo sappia, oppure no. Ciò per cui io lavoro, insomma, non è un’opera, un oggetto, una cosa, come comunemente si intende, ma un effetto. Effetto determinato da una formazione ibrida, costituita da elementi eterogenei, che non costituiscono una unità nominabile come tale, se non come, appunto, dispositivo visuale.
Ed è per questo motivo che assolutamente non mi sento vincolato ad alcuna tecnica, supporto o strumento per ottenere l’effetto che cerco: l’immagine”.

Marco Delli Veneri vive e lavora a Roma dal 2001. Architetto e designer, sperimentatore, da oltre trent’anni compie studi sui temi della forma, della percezione e della comunicazione visiva. Ha preso parte a numerose collettive: Premio Artistico “Napoli Arte e Rivoluzione”, Napoli; mostra Collettiva Premio Artistico “Napoli Arte e Rivoluzione” III edizione, a cura di Daniela Wollmann, al Maschio Angioino – Sala dei Baroni. Con il patrocinio del Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura e della V Municipalità. Una delle due opere in concorso, della Serie Iridescenze, ha vinto il I premio per la sezione “Sperimental Art”; mostra collettiva “Napoli Expo Art POLIS Transiti d’Arte Mediterranea”, Napoli, a cura di Daniela Wollmann, al PAN, Palazzo delle Arti Napoli; catalogo a cura di Daniela Wollmann con testi critici della prof. Lucia Scoppa; mostra Collettiva “La finestra sull’Arte” – Roma; Esposizione Permanente “Il mercato si veste di nuovo” – Roma, presso la struttura comunale di Largo Magna Grecia, a cura dell’ “Associazione Arte Altra” e “Carteinregola”, con il patrocinio del Municipio VII, di AGS Mercato Metronio, con il contributo artistico del “JD Institute of Fashion Technology” e della “JD International Design School; mostra collettiva “Percorsi artistici di rinnovamento” – Santa Severa (RM); mostra collettiva “50 anni fa nello stato dell’arte contemporanea” – Roma.

Intensa la mostra “Cicatrici” al PAN di Napoli del 2017: la scelta dei cromatismi, lo schema geometrico, le crepature e bruciature, i materiali artificiali impiegati sono una risposta forte, personale al vuoto, alla superficialità, alle ferite insanabili del mondo contemporaneo.

 

 

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