Ricordando un mostro sacro

Ricordando un mostro sacro

Artista indimenticabile, ineguagliabile Tina Pica, un “mostro sacro”, solo lei come caratterista, burbera e brontolona dalla voce tenebrosa, per la sua bravura riusciva a rubare la scena ai protagonisti. Chi potrà mai dimenticarla! Scorrono continuamente i suoi film in televisione ed è sempre irresistibile, esilarante: una volta è Beppa la casellante in “Destinazione Piovarolo” con Totò, l’altra è la celebre Caramella nella serie dei film Pane e amore… con Vittorio De Sica, nonna Sabella con Peppino De Filippo e così via. E pensare che negli ultimi anni di vita, trascorsi in solitudine, si rammaricava proprio perchè non venivano trasmessi. “Per quale motivo si deve aspettare – si chiedeva – che un attore muoia per farlo?”.

Era il 1997 quando in una serata del Napoli Film Festival al cinema Modernissimo, mentre si proiettava un suo film, alcuni amici m’invogliarono a scrivere un libro proprio su di lei, conoscendo la mia passione per le biografie dei personaggi dello spettacolo. E perché no ! – mi dissi.

Conobbi di lì a poco il nipote Antonio Pica che, entusiasta del progetto, cominciò a raccontarmi la storia della sua originale famiglia e della nostra amatissima Tina.

Quante foto conservava gelosamente e in una stanza aveva racchiuso come un tesoro prezioso gli abiti di scena, i cappellini, gli scialli, le scarpe, le borsette. Entrando, l’odore di naftalina avvolgeva, ma soprattutto era l’alone magico a invadere il cuore.

Lì c’era tutto il suo percorso artistico: aveva recitato fin da bambina nella Compagnia del padre e a diciassette anni aveva ricoperto il ruolo di Assunta Spina, forse la prima a farlo con grande successo. Lavorò con Agostino Salvetti, Ermete Zacconi, Giulio Donadio fino alla fortunata ribalta dei fratelli De Filippo. Vi ricordate Tina-Cuncè, come la chiamava in scena Eduardo, in “Natale in casa Cupiello”? Fantastica è dir poco.

La copertina del libro

Nel 1999, l’editore Maria Gallina, con grande trasporto e passione, pubblicò il mio libro, intitolato solo “Tina Pica”, l’unico su questa nostra grande attrice: le soddisfazioni furono tante. Vincenzo Mollica col suo splendido servizio in tv, disse che finalmente qualcuno aveva pensato a renderle omaggio ed ero proprio io. Che bello. Venni invitata a “Uno Mattina”, numerose e importanti furono le presentazioni, tante le lettere, le congratulazioni. Fui felice soprattutto per Tina, per una grande meravigliosa artista. Immaginai allora che anche lei mi scrivesse una lettera per ringraziarmi, ovviamente rigorosamente in napoletano. Ed io l’avrei dovuta leggere con il suo timbro di voce. Mi diceva che finalmente aveva ritrovato i suoi amici e mai avrebbe pensato di stare così bene: in Paradiso si rideva tanto, c’era solo pace e nessun litigio. Il caffè non le mancava e neanche le sigarette che erano dolci e profumate, non avvelenate come in terra. Stavano mettendo in scena uno spettacolo da “Dio” e nelle pause giocava anche a carte. Scherzavo con il suo messaggio ironico e intanto continuava a farmi compagnia.

Grazie, cara Tina.

 

 

Share