Nunzio Bellino, l’uomo elastico

Nunzio Bellino, l’uomo elastico

E’ napoletano, ha ventinove anni e tanto coraggio. Nunzio Bellino è il protagonista di Elastic heart, il cortometraggio di carattere sociale scritto e diretto da Giuseppe Cossentino, autore, sceneggiatore e regista di numerose serie, vincitore dell’Oscar italiano del Web. Un lavoro che li ha premiati in Internet, è in concorso in diversi festival e affronta un tema difficile: la sindrome di Ehlers Danlos, una rara patologia degenerativa. Racconta in dieci minuti la vera la storia di Nunzio, l’uomo elastico.

Nunzio, com’è nata l’idea?

“Ho perduto mia madre quando avevo appena nove anni con la stessa malattia, che è genetica e subdola. Volevo raccontare la mia vicenda. L’incontro con Giuseppe Cossentino ha fatto il resto: abbiamo deciso di realizzare un film, affinché molte altre persone possano venire a conoscenza di questa malattia, che rende fragili e delicati.

Nel corto, Rachele Esposito, la madre, racconta mentre tu ricordi alcuni momenti della tua vita. Ti ha aiutato?

“Sì, molto. Mi piace recitare fin da quando ero piccolo, ho fatto l’animatore, ho cantato in chiesa, partecipato a qualche spettacolo. Cerco di dare emozione e di comunicare alle persone la mia forza interiore”.

Hai avuto problemi con gli altri?

“Da bambino mi sentivo diverso, come fuori dal mondo, venivo trattato da diverso e non riuscivo ad accettare la malattia. Alla morte di mia madre, malata come me, alla quale ero molto legato, mi è crollato il mondo addosso, però mi sono dato una scrollata e ho reagito. Vado avanti con gioia e sempre con il sorriso sulle labbra”.

Dopo sono cambiati?

“Completamente. Avevo pochi amici, oggi ne ho moltissimi. Mi contattano e mi scrivono sui social, mi sono vicini, ci aiutano. Mi dicono che ho coraggio. Non mi aspettavo tanta solidarietà e popolarità. Dovunque siamo andati a presentare il corto, abbiamo ricevuto apprezzamenti”.

Pensi che l’arte possa davvero aiutare lo sviluppo sociale e la crescita dell’individuo?

“Sì. Attraverso un personaggio si può comunicare tanto. Dare la forza per combattere, spingere a non arrendersi mai. Io sorrido sempre. Mi sembra di aver vissuto cinquant’anni ma sono contento. Quand’ero piccolo volevano fare di me una cavia, per esperimenti di laboratorio e scoprire di più di questo morbo. E’ stata una cosa terribile, alla quale la mia famiglia si è opposta con decisione”.

La strada del cinema e dello spettacolo ormai è intrapresa. Che progetti hai per il futuro?

“Innanzitutto vorrei ringraziare Giuseppe Cossentino per aver creduto nella mia storia e in me. Insieme, vorremmo pubblicare anche il libro. Intanto, partecipo al suo radiodramma Passioni senza fine 2, in cui sono un bambino stuprato da un prete. E’ la mia denuncia contro quest’orrore. Sono ancora nel suo cortometraggio Un giorno a Napoli, che sarà presentata a Toronto. Ho partecipato al film Lo specchio… dell’altra di James Lamott, in cui interpreto un simpatico bibliotecario. Mi piace molto la comicità e ho in mente di realizzare qualcosa del genere horror”.

Il tuo messaggio?

“Non siamo diversi. Non siamo fenomeni. A volte mi sento come un pelouche, ma vivo con gioia e forza di volontà. Invito chiunque lo voglia a contattarmi su Facebook, per parlare o per sapere di più della sindrome di Ehlers Danlos”.

 

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