In visibilio per Sting

In visibilio per Sting

Il grande concerto di Sting e Shaggy chiude in bellezza il Noisy Fest all’Arena Flegrea di Napoli, che ha offerto spettacoli di qualità per palati diversi e per godere la musica come una grande festa dell’estate. I due celebri artisti (ma non ce ne voglia l’ottimo Shaggy, l’attesa è tutta per Sting) scaldano da subito il palco con nuovi e vecchi successi, legati dal tour e dall’album “44/876”, puro reggae giamaicano/Police. Sting, da sempre paladino del buon reggae che ha regalato autentiche perle dell’epoca della band, ci riprova con Mr Lova Lova che incita il pubblico, saluta più volte Napoli e dedica omaggi alle belle donne italiane, ballando, gesticolando con il suo stile esplicito che ben accompagna “Boombastic” e brani quali “Hey Sexy Lady”.

Sting e Shaggy (foto Carlo Zazzera)

Il pubblico è in visibilio quando ascolta i brani di Sting, a cominciare da “Englishman in New York” che apre la carrellata di successi intercalati dai nuovi pezzi scritti con Shaggy: “Englishman/Jamaican”, “44/876”, “Morning is coming”, “Magic”, “Oh Carolina/Together”, “If You can’t find love”, “7th Wave”, “Love and beloved”, “Message in a bottle”, esplosione di canto e di gioia, la più intima “Fileds of Gold”, sempre intercalata/reggata con Shaggy e i bravissimi coristi, “Break of Day”, “If You love somebody”, “Dreaming in the USA”, “Shape”.

Sting in concerto (foto Carlo Zazzera)

Sul brano “Crooked Tree” Shaggy e Sting si travestono rispettivamente da giudice e imputato per il processo raccontato dal testo. E ancora balli e canti per i seimila dell’Arena che ritrovano le atmosfere magiche di “Walking on the Moon”, “So lonely/Strenght”, “Roxanne/”Boombastic”, l’omaggio di “Get Up Stand Up” a Bob Marley. A grande richiesta i bis con “Desert rose”, con la voce muezzinica di Sting, incantevole, “It Wasn’t Me”, “Every breath You take”, “Fragile”.

Si va via felici e, come ricorda Shaggy, i musicisti sono di diversa provenienza, bianchi, neri, musulmani, ma alla fine siamo tutti un solo popolo, “many, one people”. E la classe di Sting, che ancora suona e canta con grinta ciò che più gli piace, è senza tempo.

 

 

 

 

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