Omaggio a Michele Del Grosso

Omaggio a Michele Del Grosso

Michele Del Grosso sarà ricordato dal Sindaco Luigi de Magistris e dall’assessore alla Cultura e al Turismo, Nino Daniele, sabato 13 ottobre alle ore 19, nella Sala del Capitolo del Convento di San Domenico Maggiore a Napoli. Con loro, Roberto D’Avascio, docente di storia del Teatro presso l’università di Salerno, Roberto del Gaudio, regista, scrittore ed attore, il nipote Giancarlo, attuale gestore del suo teatro, il regista Gianni Sallustro e Roberta D’Agostino, che hanno lavorato con lui negli ultimi venti anni.

A pochi metri dal suo TIN, l’artista ‘ribelle’ rivivrà con il suo ultimo spettacolo Le felicissime peripezie amorose di Pullecenella Citrullo” a cura dell’Accademia Vesuviana del Teatro e del Cinema.

Scomparso a gennaio 2018, Michele Del Grosso è stato un artista scomodo, anticonvenzionale, innovatore. Fu proprio lui a consigliare a Sallustro da dove partire per creare un testo sulle peripezie di Pulcinella, ispirandosi ai capolavori di Petito, Scarpetta, Viviani, Libero Bovio, Manlio Santanelli, Brunello Leone. Questo il testo che l’Accademia metterà in scena nella suggestiva location.

Una scena

Michele Del Grosso era particolarmente legato alla figura del Pulcinella, infatti, la statua realizzata da Lello Esposito che si trova nel vico Fico Purgatorio ad Arco, fu fortemente voluta da lui che aveva il sogno o l’utopia di trasformare quel vicolo in un posto d’arte, nel vicolo d’arte osteggiato dagli abitanti che mal volentieri rinunciavano ai loro usi e costumi.

Nel Pulcinella – spiega il regista – vi è l’intreccio dei personaggi che in una girandola di situazioni diverse prendono spunto da caratteri ben precisi, “copiati” dalla realtà quotidiana, nella quale simili personaggi esistono davvero contribuendo a comporre il bizzarro e vario mosaico della vita. Diversi i linguaggi adoperati: un dialetto quotidiano realistico, usato normalmente in città, per mettere in risalto la realtà di oggi; un linguaggio vicino alle forme melodrammatiche, soprattutto nelle scene più teatralizzate; un linguaggio tipico della tradizione contadina e un linguaggio corporeo, mimico e gestuale che contraddistingue i vari personaggi”.

 

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

 

 

 

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