Vince il vino del Vesuvio

Vince il vino del Vesuvio

Un momento della serata

Un momento della serata

E’ stata una serata all’insegna del vino e dei suoi più profondi significati culturali e affettivi quella della premiazione ieri sera di La Grande abbuffata, la rassegna cinematografica a tema agroalimentare a cura dello storico di cinema Giuseppe Borrone e del suo festival “A Corto di Donne”, alla seconda edizione nell’ambito delle manifestazioni e degli appuntamenti di “Malazè” di Rosario Mattera. Il vino è stato protagonista non solo attraverso la visita guidata tra i filari della storica azienda vinicola Cantine Astroni e con le squisite degustazioni di Falanghina e Piedirosso offerte, ma soprattutto grazie al vincitore assoluto del concorso, il cortometraggio Zio Ninuccio della filmaker nipponica Noriko Sugiura, storia di un contadino e del grande amore della sua vita: il vino lavorato con passione e dedizione alle falde del Vesuvio. Se è vero che il vino unisce gli uomini, come sosteneva a suo tempo Libero Bovio, talvolta li mette anche d’accordo, considerando la preferenza per il piccolo documentario sul signor Ninuccio conferita sia dalla giuria popolare, formata dai partecipanti invitati all’evento, che da quella tecnica presieduta dalla regista napoletana Antonietta De Lillo (Il Resto di Niente) e composta da Nunzia Schiano, attrice di teatro e cinema (Reality, Benvenuti al Sud), dalla giornalista enogastronomica Laura Gambacorta, dal docente di cinema dell’Università Suor Orsola Benincasa Marco Lombardi e dal critico del “Corriere del Mezzogiorno” Antonio Fiore. Il corto documentario ha catturato l’attenzione del pubblico e della giuria di qualità per la freschezza di un racconto poetico e struggente che segue lo Zio Ninuccio, al secolo Carmine Ametrano eppure così chiamato da tutti affettuosamente in paese, tra i vitigni della sua terra e le botti della cantina dei padri dove un sistema di lavorazione antico quasi quanto il vulcano e appena supportato da qualche macchinario moderno gli permette di produrre un vino rinomato che è voce della tradizione più pura del territorio pompeiano, unico antidoto con la sua dolcezza agli affanni dell’età e ai dispiaceri di una crisi che morde anche i lavoratori più anziani e in pensione. Come spesso accade ci vuole un occhio esterno, straniero ma appassionato della bellezza vesuviana, per mettere a fuoco al meglio la ricchezza agroalimentare campana e la sua preziosità senza pari, e il lavoro della regista giapponese ne è la prova. Menzioni speciali però non sono mancate per alcuni degli altri sei corti in gara tra cui la “medaglia d’argento” per “Il Vicino” del giovane Andrea Canova, storia quasi surreale della convivenza con esiti drammatici tra vicini di “tetto” in una Napoli rumorosa e assolata, o quelli per “America” di Alessandro Stevanon, racconto nostalgico di una vita sospesa tra immigrazione e tradizione, e per “Ehy, Muso Giallo” di Pierluca Di Pasquale, uno dei più divertenti della serata col suo umorismo nero in una tavolata romana tra fettuccine al ragù e freddure da “thriller pulp”. Denominatore comune dei lavori in concorso è stato il tema del cibo e le sue implicazioni anche psicologiche, come l’obesità e l’anoressia in “Disorder” di Clara Salgado, ma va sottolineata anche una grande ricerca stilistica ed espressiva degli autori emergenti, come si può notare in “Qualcosa di Simile” di Alessandra Pescetta e ne “Il Mese di Giugno” di Valerio Vestoso, notevoli entrambi nei movimenti di macchina e nella messa in scena. Una “grande abbuffata” di emozioni, gusto, sapori e incontri cinefili si è rivelata così anche quest’anno la rassegna di short movies inserita nel programma di “Malazè” che, a dire del suo fondatore Rosario Mattera, “dopo nove anni di attività ottiene sempre più riscontro e cresce nel segno della promozione di un territorio come quello flegreo tra i più ricchi in Italia per prodotti alimentari, bellezze e tesori archeologici”.

Share