Addio alla “Rossa” della canzone

Addio alla “Rossa” della canzone

Il mondo dello spettacolo piange Milva, al secolo Ilvia Maria Biolcati, grande e raffinata interprete della canzone italiana, morta a Milano all’età di 81 anni, dopo lunga malattia. La “Rossa” della canzone, nata a Goro, di umili origini, ha percorso tutte le difficili tappe della carriera artistica, partendo, giovanissima, dalle balere romagnole per approdare al Festival di Sanremo con il brano “Il mare nel cassetto”.

Definita dai giornalisti la “Pantera di Goro”, con l’invenzione di un’inesistente rivalità con Mina, “Tigre di Cremona”, all’inizio della carriera Milva si cimenta in un tradizionale repertorio di musica leggera italiana (“Flamenco rock”, “Tango italiano”, “Stanotte al luna park”, “Quattro vestiti”), esibendosi con successo anche in diverse edizioni del Festival di Sanremo. Col tempo l’artista affinerà sempre più il suo stile e la sua tecnica vocale, passando dalle canzonette alla canzone impegnata per approdare, infine, al Piccolo di Milano, dove Giorgio Strehler ne fa un’interprete raffinata ed un’attrice a tutto tondo, nella celebre messa in scena del 1973 di “L’opera da tre soldi”, al fianco di un altrettanto bravo Domenico Modugno.

Il suo repertorio, a quel punto, spazierà dai canti delle Resistenza ai gospel, dalle canzoni di Brecht/Weill ai migliori cantautori italiani. Il regista Sandro Bolchi definisce in modo sintetico ma efficace il passaggio di Milva: “la voce di Milva, quella voce già temporalesca e con il tuono che le grugniva dentro, ammutoliva la gente. Adesso la voce della cantante è sempre nera e fonda, ma allora aveva proprio il colore della notte”.

Enzo Jannacci, nel 1980, scrive per lei i brani di un intero Lp, “La rossa”, che la consacrerà definitivamente come interprete colta e popolare, a un tempo elegante e dai toni sanguigni: Milva, con la sua voce da contralto, calda e profonda, interpreta con classe un ampio e variegato ventaglio di canzoni. Nel 1982 approda alla Scala dove porta “La vera storia”, un’opera in due atti di Luciano Berio su libretto di Italo Calvino. Altro incontro memorabile, quello con Franco Battiato, personalità opposta alla sua, ma che ha dato frutti straordinari: la sua voce profonda, accompagnata da un’enfasi popolaresca unita al rigore stilistico e alla cultura poliedrica di Battiato, dà vita a risultati eccellenti. Una fra tutte, la canzone “Alexander Platz” (Cohen, Pio, Battiato), forgiata sulla sua esplosiva personalità. Con Battiato realizzerà tre album: “Milva e dintorni” (1982), “Svegliando l’amante che dorme” (1989) e “Non conosco nessun Patrizio” (2010), suo congedo dal pubblico.

Altri incontri di rilievo internazionale, quelli con autori greci del calibro di Mikis Theodorakis e Thanos Mikroutsikos e con il repertorio del geniale compositore Astor Piazzolla. Milva, che agli inizi della sua carriera (1961) si esibì al Festival della Canzone Napoletana con il brano “Mare verde”, con il testo di Giuseppe Marotta e le note di Salvatore Mazzocco, piazzandosi al secondo posto, nel 1997, renderà omaggio alla canzone napoletana con l’album “Mia bella Napoli”. Il disco suscitò alcune polemiche per l’accento della cantante, difesa invece da Sergio Bruni e da altri esperti di lingua napoletana.

Gli ultimi anni della carriera di Milva sono caratterizzati da preziosi progetti: l’album “Milva canta Merini” (2004), nel quale interpreta le poesie di Alda Merini, musicate da Giovanni Nuti (quante cantanti possono vantare di aver calcato le scene al fianco della grande poetessa?); l’album “In territorio nemico” (2007), con Giorgio Faletti autore di musica e testi, nel quale spicca il brano “The Show must go on”, titolo profetico per l’ultima sua apparizione al Festival di Sanremo. Brecht/Weill, Berio, Merini, Piazzolla: quante interpreti possono vantare un così ampio, colto e difficile repertorio? Se ne è andata un’interprete unica, poliedrica, che ha calcato, colta e nobilissima, i palcoscenici di tutto il mondo.

 

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