Arriva “Lei mi parla ancora” di Pupi Avati

Arriva “Lei mi parla ancora” di Pupi Avati

Dopo il ritorno all’horror nel 2019 con “Il signor diavolo”, Pupi Avati per la sua ultima fatica ha scelto di adattare l’autobiografia “Lei mi parla ancora – Memorie edite e inedite di un farmacista” di Giuseppe Sgarbi, scritta dall’autore a 95 anni in memoria di sua moglie Rina Cavallini. Il film, che prende il titolo dal  libro da cui è tratto, è stato prodotto da Sky e in esclusiva on demand sulla sua piattaforma per i primi 6 mesi dall’uscita. Ora è invece visibile anche con un abbonamento Amazon prime video.

L’opera si svolge su due piani temporali: nel presente, quando Rina (Stefania Sandrelli) muore e Nino (Renato Pozzetto) deve fare i conti con la sua assenza, e con il fatto che egli riesce ancora a sentirla, a parlare con lei. Verrà aiutato in questo dalla figlia e soprattutto da un ghostwriter (Fabrizio Gifuni) con il quale, dopo l’iniziale diffidenza, scriverà le sue memorie; e nel passato, nei momenti più belli della storia tra Nino e Rina (interpretati da giovani rispettivamente da Lino Musella e Isabella Ragonese).

Il film di Pupi Avati è molto misurato nelle interpretazioni e nella fotografia, ma non altrettanto nella scrittura. Soprattutto nella seconda metà si percepisce quasi una certa fretta nel narrare momenti della storia d’amore protagonista del film, per restare nei limiti della canonica ora e mezza; tutto ciò a fronte di una prima mezz’ora introduttiva forse troppo lunga. Eppure “Lei mi parla ancora” funziona benedal punto di vista emotivo, con il suo apice in un finale commovente e molto bello.

Il manifesto del film

Tra le cose più riuscite del film c’è sicuramente l’interpretazione di  Renato Pozzetto, delicatissimo e dignitoso nella parte di Nino. Ma anche l’ambientazione di Ro Ferrarese, dov’è la casa degli Sgarbi, è meravigliosa, simbolo anche di un’Italia diversa dalla sua classica narrazione e che Pupi Avati con tanta bravura riesce a tratteggiare.

“Lei mi parla ancora” è un’opera che parla di memoria e di passato, ma soprattutto di amore e lo fa con la dolcezza e la consapevolezza che solo un autore esperto e navigato come Avati può avere.

 

                                                                                                                                             Angelo Matteo

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