Bentrovato, Rizzo

Bentrovato, Rizzo

Giacomo Rizzo

Giacomo Rizzo

Ha un titolo ammiccante il nuovo spettacolo di Giacomo Rizzo, che ricorda i due film di successo “Benvenuti al Sud” e “Benvenuti al Nord” in cui interpretava uno dei protagonisti. S’intitola, infatti Benvenuti a… . Con Diego Sanchez, sarà in scena al teatro Cilea di Napoli da giovedì 19 a domenica 22 febbraio.

Rizzo, si tratta di un varietà classico?

“Non proprio. Io lo definisco all’antica ma moderno, nel senso che racchiude vari generi: dal musical alla rivista, alla prosa con scenette e sketch. Non mancano il balletto, le soubrette, il fantasista, l’orchestra dal vivo, ricchi costumi, come nei tempi migliori”.

Dunque, è un genere che si può riproporre?

“Dovunque siamo andati abbiamo avuto riscontri positivi. Ho visto in platea tanti giovani che sono venuti a conoscermi, forse proprio attratti dal ruolo cinematografico. Ma piace: è leggero e diverte. Oggi ha poco spazio, innanzitutto perché è costoso, e poi perché si preferiscono le nuove generazioni di comici, che però non fanno comicità”.

Lei ripesca dal suo ricchissimo bagaglio?

“No. Faccio diverse cose, mi travesto da donna, in particolare riporto in scena la parte della vecchierella, che piaceva tanto al mio pubblico di una volta. Ma recito e canto delle novità. Il pezzo forte dello spettacolo è quello in cui io e lui ricordiamo insieme i tempi d’oro di questo genere teatral-musicale”.

Diego Sanchez, suo partner, si dichiara felicissimo di lavorare ancora al suo fianco e ci tiene a ricordare che con lei ha cominciato. Come insegna questo mestiere ai giovani?

“Comincio col fargli conoscere il luogo teatro, poi passo alla recitazione, spiego come si sta in scena, l’uso della voce, come entrare nello stato d’animo del personaggio”.

Tra un anno compirà settant’anni di attività. Qual è stata una tra le più grandi gioie?

“Ricordo la “Francesca da Rimini”, che nel ’76 feci con i fratelli Giuffrè, fu un successo assoluto. Al cinema, invece, la parte da protagonista nel film “L’amico di famiglia” di Paolo Sorrentino”.

E’ forse questa anche la grande delusione?

“Un rammarico. Perché non ho mai più sentito il regista. Eppure, quella partecipazione mi ha dato soddisfazione in tutto il mondo, in Francia, in Giappone, in America, più che da noi”.

I nomi più cari?

“Billy Wilder, Bertolucci, Monicelli, Risi, Brusati, per quel che riguarda il cinema. In teatro, Ugo D’Alessio con cui cominciai, i Taranto, Carlo e Aldo Giuffré, Enzo Cannavale, collega e grande amico. E comunque tutti coloro che lavorano con me. La compagnia è come una famiglia”.

Progetti in cantiere?

“Un sogno, piuttosto: realizzare uno spettacolo su Totò. Quando ho cominciato mi facevo chiamare il piccolo Totò, ma oggi voglio solo raccontarlo. Come artista, come uomo, ricordare la sua gelosia, i suoi amori, la generosità, i film. E immagino di farlo con Serena Autieri e Luisa Ranieri. Con una bella regia”.

 

 

 

 

 

Share