Caro pubblico, ti scrivo

Caro pubblico, ti scrivo

I direttori dei teatri napoletani “scrivono”, con tutti i mezzi oggi a disposizione, ai loro spettatori e agli addetti ai lavori. Costretti a serrare le porte, comunicano il disagio, il rammarico, l’impossibilità di fare altrimenti.

Roberto Andò, da quest’anno alla guida del Teatro Nazionale-Teatro di Napoli, che aveva appena riaperto le due sale – il Mercadante e il San Ferdinando – si sofferma sul tempo appena trascorso con l’intero staff dello Stabile e precisa: «Sono stati mesi difficili, anche se ci hanno regalato momenti esaltanti. Rivedere al Maschio Angioino, per la nostra rassegna Scena Aperta, un pubblico così numeroso, attento e partecipe ci ha dato la conferma che riaprire era la cosa giusta da fare. Siamo della stessa idea anche oggi, e teniamo a ribadire che la chiusura dei teatri avrà conseguenze gravi, sul piano del lavoro e sul piano dell’insopprimibile voglia di elaborare il nostro vissuto attraverso l’immaginazione scenica. E comunque, penso veramente che il teatro, e il cinema, siano luoghi sicuri. Qui, non si parla, ci si abbandona a una visione, lasciandosi guidare dal flusso e dalla forza dell’immaginazione».

Scrive anche Marisa Laurito, direttrice artistica del teatro Trianon Viviani di Napoli, che dice: «Ci auguriamo di riprendere presto l’attività di spettacolo e, appena possibile, comunicherò la nuova programmazione e una conferenza stampa sarà l’occasione per illustrare anche le iniziative di riqualificazione di piazza Vincenzo Calenda».

Dialogano sul web con spettatori e “navigatori” i fratelli Russo dal loro Teatro Bellini, che propone un ricchissimo programma diffuso. Lo fanno in tanti modi anche gli altri, spazi e sale di diversi quartieri, che operano in differenti realtà, con differenti problemi, da Chiaia alla Sanità, dal Vomero al Centro storico, dalla collina al mare, dalle periferie, ma con la stessa passione e voglia di continuare.

Se la scienza, la politica, gli esperti, le amministrazioni, i rappresentanti tutti del Paese – e del mondo – avessero idee altrettanto chiare e obiettivi onesti, forse sarebbero necessarie meno lettere e poche chiacchiere; si eviterebbero squallide polemiche, pericolose e allarmanti proteste: si passerebbe alla serietà dell’azione. All’unisono.

 

 

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