Foto inedite per non dimenticare

Foto inedite per non dimenticare

Alle 19:34 del 23 novembre 1980 la terra trema. Il più violento terremoto avvenuto in Italia nell’ultimo secolo scuote per 90 secondi la Campania, e in particolare l’Irpinia. L’epicentro è Conza della Campania, ma la devastazione si espande in fretta a innumerevoli paesi. I calcoli alla fine sono impietosi: 300.000 persone sfollate, 8.848 feriti, 2.914 morti. Un trauma che ha segnato la storia d’Italia, e che viene ricordato ancora oggi. È quindi per il quarantennale di questa catastrofe che il MANNha organizzato la mostra “19:34 quarant’anni dopo”, con le foto inedite di Antonietta De Lillo, regista, sceneggiatrice e fotoreporter napoletana. A causa delle attuali norme anticovid, però, l’esposizione non può essere tenuta nei giorni preventivati, e così il MANN, in attesa dell’inaugurazione ufficiale prevista per il 2021, rilascia sul sito di marechiarofilm una anteprima digitale della mostra, accessibile fino al 2 dicembre, nella quale sono mostrate 10 immagini.

Le 10 splendide fotografie sono accompagnate da un breve testo, tratto da opere letterarie, da interviste ai superstiti o da interventi politici.  Tra le istantanee ci sono soggetti anche molto diversi, e lo stesso si può dire delle parole che le accompagnano.

Nell’immagine di copertina, la desolazione che circonda quest’uomo e il suo cane, ad esempio, è fortemente evocativa. Tutto è crollato intorno a lui, e l’anziano è fermo al centro di quella che probabilmente era una piazza, mostrando la dignitosa disperazione che colse centinaia di migliaia di persone. Forse sta aspettando i soccorsi, e proprio la sua figura sembra rappresentare ciò che scrisse Moravia poco dopo il terremoto: “Si sente la rabbia di chi ha aspettato minuto per minuto, secondo per secondo, i soccorsi, prima con un sentimento di certezza, poi con speranza, poi con stupore, poi con incredulità, poi alfine con disperazione vera, assoluta e profonda.”

Uno scatto delle macerie

In questa foto, invece, vediamo le operazioni di scavo, la reazione attiva alla catastrofe che circonda tutti. Se quell’uomo era fermo, in questa immagine i soccorritori si muovono, imprimendo dinamismo alla scena. Le emozioni però sono chiaramente le stesse di prima: in questo quadro di devastazione non c’è spazio per la speranza. Soltanto in un frammento di intervista, in questa breve anteprima della mostra, ci si affaccia sul futuro e lo si interroga. Se Moravia aveva scritto con chiarezza e lucidità, il superstite intervistato dal TG 2, l’1 dicembre 1980, invece, parla in maniera rozza e approssimativa. Le sue parole sono però fondamentali, oltre che belle, per comprendere a fondo la dignità di un popolo che ha visto distrutto il suo presente, ma che per costruire il futuro non ha mai voluto abbandonare il suo passato. “Voi avete intenzione di andarvene o di restare qui?” “No, per carità. Io intenzione di andarmene non ce ne ho perché ho fatto tanti lavori e per il momento Dio mi ha salvato a me con tutti gli animali. Insomma io vorrei stare nella mia proprietà perché l’ho sudato proprio.”

Angelo Matteo

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