Gay Pride, in hotel

Gay Pride, in hotel

Una scena

Una scena

Torna al Grand Hotel Parker’s di Napoli, in collaborazione con il Nuovo Teatro Sanità, il format ideato da Mario Gelardi e Claudio Finelli, Do not disturb – il teatro si fa in albergo, con il lavoro di Claudio Finelli Quei ragazzi del ‘96. La location era la suite presidenziale dell’albergo, per raccontare la svolta rappresentata dal Gay Pride che ebbe luogo a Napoli nel ’96, partendo da una festa in casa di amici la sera prima della convention.

Firmano la regia dello spettacolo Fabio Rossi e Carlo Caracciolo; in scena un affiatato cast composto da Riccardo Ciccarelli, Fabiana Fazio, Gennaro Maresca, Alessandro Palladino, Ciro Pellegrino e Fabio Rossi.

La piéce, ispirata all’atmosfera del Village di New York degli anni ’70, potrebbe essere ambientata qui ed ora, con l’intensità dei dialoghi e la capacità di cogliere un moto di liberazione. “Abbiamo considerato una cattiveria, un’omofobia interiore che appartiene proprio ai protagonisti che lasciano emergere la verità più cruda – spiega Caracciolo che offre, con Rossi, una regia attenta, misurata, coinvolgente nell’affrontare il “gioco della verità” dei presenti alla festa di compleanno di Harry. Michele e Lara, giovani della Napoli bene, si raccontano senza ipocrisie mentre sta per raggiungerli Danilo, vecchio amico di Michele che ne ignora l’omosessualità. Danilo racconta a Lara, che in realtà si chiamava Salvatore quando era costretta in un’identità non sua, che all’epoca della scuola Michele era uno sciupafemmine. Intervengono nella conversazione altri personaggi tra i quali Alessio, che ha lasciato moglie e figli per vivere il suo amore per Leo che non comprende la necessità di questo sacrificio. Tante sono le coppie sposate che vivono relazioni amorose nonostante il matrimonio e i figli. Danilo confesserà di essere sposato e di intrattenere relazioni con uomini, con Harry, perché lui è felice ed ha una famiglia “normale”…

Una scena

Una scena

“Possiamo evitare la vita, mentire a noi stessi”?, si chiede Michele mentre il gioco della verità preannuncia una svolta, dolorosa, sudata, non facile, ma alle porte. Il vento di cambiamento è forte, è globale, ma l’entusiasmo e il bisogno di verità si scontrano con il finale tragico, pasoliniano, che racconta di incontri casuali e marchettari, tra ombre che oscurano nuove luci all’orizzonte.

Un bel lavoro che coinvolge il pubblico in una stanza che consente di abbattere le barriere e partecipare all’appassionate spaccato di vita vera, condita con intelligente ironia.

 

 

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