La cultura come riscatto

La cultura come riscatto

Gaetano Di Vaio al Festival di Roma

Gaetano Di Vaio al Festival di Roma

GAETANO DI VAIO: DAL CARCERE ALLO SCHERMO AL SOCIALE

 

Nove minuti condensano il lungometraggio “Interdizione perpetua”, girato nelle periferie della città, tra i disoccupati e l’arte di arrangiarsi. Si presenta così in conferenza stampa a Palazzo San Giacomo, seduto accanto al sindaco Luigi De Magistris. Gaetano Di Vaio lascia parlare le immagini che ha girato con la sua casa di produzione cinematografica “Figli del Bronx”, per presentarsi e parlare del nuovo progetto appena partito, in collaborazione con il Comune di Napoli. Con una delibera sindacale, l’ex pluripregiudicato, il ‘baroncino’ di “Gomorra” la serie, farà da “collante”,  dice, tra l’istituzione e i tanti giovani che vogliono lavorare nella regolarità, oggi abusivi per strada.

La cultura sarà il suo riscatto”, dice il sindaco, spiegando l’incontro con l’ex criminale, interdetto socialmente e giudizialmente, oggi scrittore, attore, produttore. Dal prossimo mese, infatti, sarà il referente dell’iniziativa definita “attivazione di lavori di strada” per la quale sarà aperto uno sportello di ascolto presso gli uffici del Comune.

C’è una strada ‘altra’ da quella della devianza cronica. – commenta il sindaco – Non si tratta di creare prospettive di lavoro, ma di legalizzare gli abusivi, quando sia possibile”. Tra i mestieri più diffusi in città: i chioschi dei gelati, delle granite, il vecchio “saponaro”. L’uomo del ferro (che compare anche nel film) recuperava tra i rifiuti il metallo vendibile, una sorta di “raccolta differenziata” ma senza licenza, spiega Di Vaio, emozionato, che nel giorno del suo quarantasettesimo compleanno rilancia. “Purtroppo molti ragazzi credono che non ci sia alternativa alla delinquenza e quando arrivano al carcere entrano in un circuito spietato. – dichiara, denunciando lo stato del penitenziario – La repressione, purtroppo, diventa moltiplicatore del crimine”.

Appassionato dei libri di Peppe Lanzetta, con cui ha lavorato, ha prodotto “Napoli Napoli Napoli”, un film del 2009 diretto dal newyorkese Abel Ferrara. “Là-bas” di Guido Lombardi (2011), Leone del Futuro alla Mostra del Cinema di Venezia. E’ stato regista e produttore dei documentari: “Il loro Natale”, sulle famiglie dei detenuti di Poggioreale, “Largo Baracche”, girato con i ragazzi dei Quartieri Spagnoli. In “Take Five” (2014), opera seconda di Guido Lombardi, ha una parte come interprete. Ha pubblicato l’autobiografia “Non mi avrete mai” nel 2013 con Einaudi.

La cultura come motore di crescita, di progresso, dunque, ma anche come strumento di riabilitazione per chi, spesso costretto da condizioni invivibili, si trova a delinquere. “Ho incontrato pure giovani dei quartieri bene, depressi e senza speranze. Con questo progetto spero di poter dare il mio contributo reale, essere utile a chi ha idee creative e vuole vivere non nell’abusivismo, ma nella legalità. Aiutarli a battersi per i propri diritti”.

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