La Favorita, una guerra da Oscar

La Favorita, una guerra da Oscar

Il regista greco Yorgos Lanthimos, autore di film come The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro, fa risplendere con arguzia di scrittura e una regia brillante la vicenda storica della regina Anna Stuart, isterica, capricciosa e viziosa (lesbica per la precisione) nel film The Favourite – La Favorita, guadagnando 10 nomination all’Oscar (comprese quelle al film e alla direzione d’attori). Tutte candidature meritate e sacrosante, soprattutto quelle assegnate al magnifico trio d’attrici composto da Olivia Colman, Rachel Weisz e Emma Stone, rispettivamente la sovrana britannica e le sue due favorite di corte. La loro lotta per il potere e l’influenza da esercitare sull’ultima regnante di Casa Stuart è un gioco al massacro, reso magistralmente attraverso campi lunghi, primi e primissimi piani inquadrati dal basso, profondità di campo e lunghe carrellate per i corridoi assolati di palazzo al suon di pettegolezzi e gelose rivalità al vetriolo.

Inevitabile il confronto con i cineasti che realizzarono due grandi capolavori ambientati nel ‘700, ovvero Milos Forman con Amadeus e Stanley Kubrick con Barry Lyndon. La sontuosità dei costumi e delle ambientazioni si arricchisce qui di un sapore Swiftiano (scrittore citato nel ricatto del finale) e di un bel parallelismo tra mondo umano e animale: i 17 conigli in gabbia che la regina depressa coccola e alleva nella sua stanza, e le oche impegnate in gare di corsa, sono il correlativo oggettivo dei 17 figli perduti dalla regina e dello scontro tra Whig e Tory sul finanziamento della guerra contro la Francia. La monarca triste, sebbene non venga ritratta crudele – anzi il tratteggio del personaggio è molto tenero e benevolo – non era una donna forte e volitiva, dal piglio deciso e risolutivo. Queste doti appartenevano alla sua prima favorita, vero motore e arbitro del Regno, una Rachel Weisz mai così brava da quando interpretò la saggia filosofa Ipazia in Agorà. Le dà filo da torcere la più giovane e scaltra cugina, una Emma Stone epica date le scene forti in cui se la cava egregiamente. Non solo si dedica al sesso orale con la regina, ma nel momento in cui è presa dall’elaborazione dei suoi piani diabolici non si sottrae agli impegni coniugali con il marito, regalandogli una prima notte di nozze esclusivamente “di mano”.

Scurrilità, piccole oscenità non mancano nel corso della pellicola, specchio di un mondo corrotto e sporco sotto le parrucche, la cipria e i broccati della regale ipocrisia inglese settecentesca.

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