Madama Butterfly di Ozpetek

Madama Butterfly di Ozpetek

Al Teatro San Carlo di Napoli, da martedì 16 aprile, va in scena una nuova produzione del Lirico napoletano di “Madama Butterfly”, di Giacomo Puccini. Tragedia giapponese in tre atti, libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa sui testi omonimi degli scrittori americani John Luther Long e David Belasco, rappresentata in prima esecuzione il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala di Milano, “Madama Butterfly” è la sesta partitura di Puccini, già celebre per “Manon Lescaut” (1893) e “Tosca” (1900). A David Belasco, “mago di New York”, Puccini sarà debitore anche per “Fanciulla del West” (1911).Firma la regia dell’opera Ferzan Ozpetek, neocittadino napoletano, alla sua terza regia lirica dopo “Aida” e il capolavoro di “Traviata”. Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro di San Carlo Gabriele Ferro che, con la sua sapiente direzione, rispetta appieno lo spirito dell’opera; Maestro del Coro, in stato di grazia, Gea Garatti; Sergio Tramonti cura le suggestive scene; Alessandro Lai i bei costumi, con il rosso intenso e il bianco candido degli abiti di Cio Cio-San; Pasquale Mari maestro delle luci. Il cast spicca per bravura e annovera Evgenia Muraveva e Rebeka Lokar che si alternano nel ruolo di Cio-Cio-San, Saimir Pirgu e Angelo Villari in quello di Pinkerton, Raffaella Lupinacci e Chiara Tirotta, (Suzuki), Giovanni Meoni e Filippo Polinelli (Sharpless), Luca Casalin (Goro), Ildo Song (lo zio Bonzo), Niccolò Ceriani (il Principe Yamadori), Rossella Locatelli (Kate Pinkerton), Enrico Di Geronimo (il Commissario Imperiale). Ozpetek ambienta la storia in un villaggio di pescatori di una Nagasaki anni Cinquanta. “Cio-Cio San è determinata, sa perfettamente quello che vuole, non è un personaggio fragile. Tutt’altro – spiega il regista – “la vera vittima è proprio Pinkerton, sua preda, un burattino nelle sue mani che alla fine diventa vittima di se stesso. Ci saranno scene realistiche, in cui i due amanti faranno l’amore, si desidereranno in maniera fremente”. Non si scandalizza il pubblico che assiste alla scena d’amore tra i due protagonisti, sensuale ma soprattutto poetica dove traspare tutto l’amore della quindicenne geisha per il marito americano. Delicata la scena dei fiori che cadono sulla collina di Nagasaki, quando Cio Cio-San apprende del ritorno in nave del suo amore. “Una cosa semplice – spiega il regista – con due pareti di rocce: si aprono e si chiudono e dietro c’è il mare, può ricordare il modo in cui lo usava Fellini”. Al centro del palco un letto rosso dove la protagonista si sdraia, si siede, in lunga attesa. Nessun esotismo di maniera, solo i sentimenti raccontano la tragica storia. La magnifica musica fa intuire il gesto finale di Cio Cio-San, il fallimento del matrimonio, la sua immobilità emotiva, l’estasi allucinata: “con onor muore chi non può serbare vita con onore”.

Splendide voci e interpretazioni di Muraveva e Pirgu, a lungo applauditi dal pubblico, con intensi acuti, agilità vocale e presenza scenica, così come il resto del cast. Ottimi Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo (emozionante il canto a bocca chiusa sul suggestivo video di Luciano Romano) nell’esecuzione di una elaborata partitura ricca di esotismi armonici e timbrici. Di sicuro un’opera non oleografica ma intensa e splendidamente raccontata. “Madama Butterfly” si replica sino al 20 aprile e sarà ripresa dal 25 maggio al 1° giugno.

 

 

 

 

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