Meryl Streep da record

Meryl Streep vincitrice dell'Oscar come migliore attrice

I colleghi dicono di lei: “E’ un’attrice tremendamente importante del nostro tempo” (William Hurt), “Può davvero svanire e diventare un’altra persona, qualsiasi sia il ruolo si trasforma in un essere umano totalmente nuovo” (Sydney Pollack)… ma le parole non sarebbero mai abbastanza per descrivere la bravura da guinness dei primati di Meryl Streep. Con diciassette candidature al premio Oscar, è l’unica attrice in assoluto a detenere un record del genere e, di tutte queste nomination, ben tre sono quelle andate a buon fine: nel 1979 vince la statuetta come miglior attrice non protagonista per il ruolo della moglie di Dustin Hoffman, in Kramer contro Kramer; nel 1982 è la volta dell’Oscar come miglior attrice protagonista, per la sua intensa interpretazione di una donna polacca internata in un campo di concentramento nazista, in La scelta di Sophie; pochi giorni fa, infine, l’abbiamo vista trionfare sul palco del Kodak Theatre (che dal 2002 ospita la cerimonia degli Academy Awards) per la seconda volta come miglior attrice protagonista, grazie alla sua versione di Margaret Thatcher in The Iron Lady, strappando così il titolo alla favorita Viola Davis (The Help).

Di origini olandesi (da parte del padre), svizzere, irlandesi e inglesi (da parte della madre), Meryl nasce nel 1949 a Summit negli Stati Uniti. Ben presto accantona il suo desiderio di diventare soprano, e nel 1971 si iscrive alla Yale Drama School, laureandosi in arte drammatica ed esordendo come attrice teatrale. Il debutto cinematografico arriva nel 1977 quando Fred Zinnermann le offre una piccola parte nella pellicola Giulia, ma sarà nell’anno successivo che Meryl si imporrà all’attenzione di pubblico e critica per la sua rilevante performance, al fianco di Robert De Niro, nel film Il cacciatore di Michael Cimino: secondo ruolo cinematografico e prima nomination all’Oscar come migliore attrice non protagonista. Da lì in poi innumerevoli saranno i film di successo a cui prenderà parte: da Manhattan (1979) di Woody Allen a La mia Africa (1985) di Sydney Pollack, da La morte ti fa bella (1992) di Robert Zemeckis a I ponti di Madison County (1995) con e di Clint Eastwood, da Radio America (2006) di Robert Altman al grande successo commerciale de Il diavolo veste Prada (2006) di David Frankel, da Leoni per agnelli (2007) di Robert Redford al musical Mamma mia! (2008) di Phyllida Lloyd, e tanti altri. Insomma, non c’è lungometraggio in cui Meryl Streep non abbia lasciato un segno indelebile. Non a caso, nel 2004 le è stato assegnato dall’American Film Institute un “Life Achievement Award”, per l’indiscutibile contributo che fino ad ora ha lasciato alla storia del cinema.

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