Musica e poesia per un recital partenopeo

Musica e poesia per un recital partenopeo

Un momento del recital

Contraddistinto da un ritmo musicale incalzante, Napsound, recital avanguardistico partenopeo, diretto e interpretato da Anna Ammirati, sarà in scena mercoledì 19 e giovedì 20 aprile al Teatro San Ferdinando di Napoli. Un recital in tre atti, ciascuno dei quali corrisponde alle tre fasi dell’esistenza: l’infanzia, la giovinezza e la maturità. La forma del racconto è quella di un dialogo tra poesie, dove la musica non è semplice accompagnamento ma sintassi. Questo dialogo suggerisce un percorso cognitivo, dove i vari personaggi si muovono scappando da una poesia all’altra, così il giudice di De Filippo lo ritroviamo trasformato nel dio cattivo di Ferdinando Russo, la donna borghese di Totò in quella adulta di Viviani che incita la folla, la cozza dell’Imputata di De Filippo nel chimico de Le industrie di Guerra e così di seguito.

Anna Ammirati, accompagnata in scena dal musicista Rocco Siliotto, alias RSX, attraversa questo percorso con una serie di mutazioni che trasformano la scena trascinando il pubblico in un partecipato crescendo di suggestioni. Una bambina, un dio cattivo, un uomo del popolo, una donna senza scrupoli, un angelo, una fata. Sono i personaggi a spasso tra la poesia napoletana, voci disincantate e dissacranti che raccontano altrettante storie usando i versi dei più grandi autori del nostro tempo, da Eduardo De Filippo a Ferdinando Russo a Raffaele Viviani a Totò.

Anna Ammirati in scena

Napsound, di cui Siliotto firma musiche e sound design, è un dialogo ideale in cui i versi della grande tradizione napoletana si uniscono alla potenza della musica elettronica. Nel primo atto è rappresentato il mondo della fanciullezza, la fase della vita in cui ognuno è protetto dall’illusione dell’esistenza. Nel secondo atto Anna Ammirati abbandona le vesti della bambina e l’ingenuità lascia spazio all’inquietudine, prende forma la ragazza insofferente che si aggrappa a false ideologie restando vittima di quei surrogati emozionali tipici del nostro tempo. Nel terzo atto, diventata adulta invoca la folla a reagire e a rialzarsi con le proprie braccia utilizzando come una vocalist un megafono immaginario. Lo spettacolo si chiude con un’evocazione al Vesuvio e alle sue crepe, suoni che trascinano il pubblico al cospetto della montagna simbolo, stanca di rimanere in silenzio e alla fine parte attiva di quello che si trasforma in una celebrazione, un inno alla vita.

 

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