Oscar, vince anche l’Italia

Oscar, vince anche l’Italia

Ennio Morricone

Ennio Morricone

Per molti artisti, anche i più allenati a snobbare cerimonie e riconoscimenti, quell’ometto appoggiato a una spada, e alto poco più di 34 centimetri, rappresenta “il Premio” per eccellenza. Perché l’Academy Award, ovvero l’Oscar, ha il suo innegabile appeal e continua a rappresentare un sogno nella carriera di tanti professionisti della settima arte. Niente di strano, dunque, se pure quest’anno, per la 88ma edizione, ancora una volta accolta al Dolby Theater di Los Angeles e presentata da Chris Rock, si sono sprecati fiumi d’inchiostro e non sono mancati i consueti toto-Oscar (sempre più social) con relative scommesse.

Le previsioni non sono state tradite per diverse statuette, soprattutto per due, molto attese: a Ennio Morricone, autore della colonna sonora di “The Hateful Height” di Quentin Tarantino, e a Leonardo DiCaprio, migliore attore protagonista per “The Revenant – Redivivo” di Alejandro Gonzáles Iñárritu. Emozionati e grati sul palco, entrambi sono arrivati agli Oscar dopo anni di tentativi andati a vuoto. Cinque per DiCaprio, sei per Morricone, per il quale la prima candidatura era arrivata nel 1979 con “I giorni del cielo” e che tuttavia nel 2007 aveva ottenuto un Oscar alla carriera per i suoi leggendari temi musicali da film. Commovente la standing ovation al maestro, ottantasette anni, salito sul palco accompagnato dal figlio Giovanni. Ai ringraziamenti all’Academy, agli altri colleghi candidati, a Tarantino e al produttore Harvey Weinstein, Ennio Morricone ha aggiunto la dedica più importante: quella alla moglie, paziente compagna da 60 anni.

Leonardo DiCaprio in "Revenant"

Leonardo DiCaprio in “Revenant”

Tra gli altri riconoscimenti più rilevanti: “Il caso Spotlight”, asciutta pellicola con grande cast sullo scandalo dei preti pedofili a Boston, ha vinto a sorpresa il premio per il miglior film e quello per la sceneggiatura originale, mentre “The Revenant – Redivivo” ha fatto guadagnare il premio per la migliore regia al messicano Iñárritu (secondo Oscar consecutivo per lui dopo “Birdman”). “La grande scommessa”, sullo scandalo dei subprime, ha ottenuto il premio alla sceneggiatura non originale.

Inattesa forse, rispetto alle altre nomination, ma non meno meritata, la vittoria per il migliore attore non protagonista, andata a Mark Rylance, per “Il Ponte delle spie” di Steven Spielberg. Più scontate le vittorie al femminile: Alicia Vikander che ha vinto come migliore attrice non protagonista per “The Danish girl” e Brie Larson migliore protagonista per “The Room”. La miglior fotografia è stata quella di Emmanuel Lubezki per “The Revenant – Redivivo”. A “Mad Max” è andato il maggior numero di statuette, tutte tecniche (tra queste il montaggio). Il miglior film straniero è stato “Il figlio di Saul” (Saul fia), per la regia di László Nemes (Ungheria).

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