Parenti serpenti: successo all’Augusteo

Parenti serpenti: successo all’Augusteo

Molti ricordano il bel film di Mario Monicelli, “Parenti serpenti”, con un cast straordinario, tratto dalla commedia dolce-amara di Carmine Amoroso. Oggi Parenti Serpenti è la commedia diretta da Luciano Melchionna e presentata da Ente Teatro Cronaca e Vesuvioteatro, in scena al Teatro Augusteo di Napoli, con protagonista Lello Arena affiancato da un ottimo cast.

La storia è ambientata in un paesino abruzzese, nelle feste di Natale, a casa di Saverio e della moglie Trieste (Giorgia Trasselli). Saverio, voce narrante della storia, mostra con orgoglio al pubblico i propri figli che appaiono in un palco del teatro, con le loro vite serene, le loro storie. La felicità (e la tristezza) è quella di poterli riabbracciare, purtroppo, solo poche volte l’anno, come appunto a Natale, pur senza i nipoti, giovani, che preferiscono la compagnia dei coetanei. Saverio è uno straordinario Lello Arena che gestisce con eguale bravura tutta la gamma delle emozioni, l’affetto, i sogni infranti, il senso del dovere, il rispetto dei valori, i sacrifici per crescere i figli, le amarezze del presente. Appuntato dei carabinieri in pensione, vive ancora i suoi sogni di fanciullo, i suoi ideali, ed esorta i figli ad addobbare insieme l’albero di Natale, simbolo di tradizione e di amore. Se sia delirante o saggio chi può dirlo. La moglie Trieste si è spesa per la famiglia ed è grata ai figli di qualunque gesto gentile, di ogni premura. “Immaginare Lello Arena, con la sua carica comica e umana, nei panni del papà – interpretato da Panelli nel film di Monicelli – mi ha fatto immediatamente sorridere, tanto da ipotizzare il suo sguardo, come quello di un bambino, intento a descrivere ed esplorare le dinamiche ipocrite e meschine che lo circondano, in quei giorni di santissima festività – spiega il regista – è un genitore davvero in demenza senile o è un uomo che non vuol vedere più la realtà e si diverte a trasformarla e a provocare tutti? All’improvviso però, i genitori, fino ad allora autonomi punti di riferimento, esprimono l’esigenza di essere accuditi come hanno fatto anni prima con loro: uno dei figli dovrà ospitarli e prendersi cura della loro vecchiaia… a chi toccherà? Questa la domanda che si pone Melchionna, il creatore di “Dignità autonome di prostituzione” che ben dipinge l’affresco grottesco, agrodolce di Amoroso. I figli Alfredo, la figlia Milena, già vedova, Alessandro con la moglie Gina e Lina col marito Michele sono sconvolti dalla richiesta dei genitori, accettabili purché lontani, a casa loro, una casa, seppur modesta, che erediteranno. All’improvviso le nevrosi, le finzioni, soprattutto gli egoismi prendono il sopravvento e i fratelli sono uniti solo nel decidere di sbarazzarsi dei due anziani. Una stufa difettosa che regalano ai genitori risolverà il problema.

Lello Arena (foto Gilda Valenza)

Bravi Fabrizio Vona nel ruolo di Alfredo; Autilia Ranieri in quello di Milena; Andrea de Goyzueta, Alessandro; Carla Ferraro, Gina; Annarita Vitolo, Lina; Raffaele Ausiello, Michele. Efficaci le scene di Roberto Crea che inventano un microcosmo, quasi un presepe simbolicamente caratterizzato da scale. Nel cast affiatato spicca su tutti Lello Arena, con la sua capacità di regalare risate e lacrime, di sorprendere con i suoi teneri o disincantati monologhi, di riflettere sull’esistenza degli “alieni”, con le sue citazioni eduardiane, affacciato alla scala/balcone per dispensare deliranti perle di saggezza al vento. Da morto Saverio si interrogherà sul “non-senso” della vita, spesa in inutili affanni, a far tutto fuorché volersi bene.

Una commedia che fa male, fa ridere e commuovere, fa riflettere. Un bel lavoro da non perdere.

 

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