Racconti e tradizione

Racconti e tradizione

E’ tratto dal testo Cleopatra d’ ‘e Funtanelle, il monologo di quindici minuti, che Fortunato Calvino porterà, a Villa Signorini nella città di  Ercolano, nell’ambito della Rassegna Racconti per ricominciare, sezione “Tradimenti”, che si svolgerà dal 25 giugno al 12 luglio 2020.

La splendida settecentesca dimora del Miglio d’Oro sarà infatti palcoscenico teatrale per cinque pièce, che saranno rappresentate dal giovedì alla domenica, dalle ore 17,30 alle 19,30.

Calvino, ormai noto drammaturgo e regista partenopeo, ha sempre trattato tematiche forti, affrontando storie di donne, omosessuali, travestiti. Personaggi ai quali ha voluto dare voce nel racconto di vite di tormenti e difficoltà.

Calvino perché proprio questo testo fra i tanti, rappresentati e pubblicati?

“Quando ero ragazzo, i miei genitori mi raccontavano spesso storie di strane presenze che vivevano nelle case insieme ai vivi. Per questi spiriti c’erano vari rituali, come lasciare in un piatto qualcosa da mangiare oppure dell’acqua per quando sarebbero arrivate. Un racconto affascinante”.

E poi?

“Nella camera da letto dei miei genitori c’era un mobile (il cosiddetto comò) con sopra le foto dei parenti defunti, perennemente illuminate o da un cero o da una piccola lampada. Entravo in quella camera e fissavo a lungo quei volti in bianco e nero e le rare volte che piccolissimo, mi è capitato di dormirci, evitavo di guardarle, nascondendomi alla loro vista sotto le coperte. C’era un’abitudine a Napoli: chi andava nella chiesa ‘d’e’ cape ‘e muorte’ ai Tribunali, per chiedere guarigioni, lavoro, la fortuna di trovare marito per le zitelle, oppure una vincita al lotto, in cambio davano una pulita al teschio adottato tra quelli esposti, accendevano lumini e recitavano preghiere”.

La protagonista del dramma si chiama Cleopatra, un nome altisonante, interpretato da Ivana Maione. Chi è?

“E’ un personaggio che racconta la Napoli di ieri e di oggi. E’ la memoria storica del quartiere Sanità, dispensatrice di ricordi, fatti, leggende e personaggi della città.‘A pulezza cesso del cimitero delle Fontanelle”, come lei stessa si definisce, si racconterà e ci racconterà, con ironia, le sue storie e quelle de ‘e’ cape ‘e morte’. Darà voce alle ‘anime pezzentelle’ in un dialogo paradossale e immaginifico nel solco di un rapporto antico, ancestrale, speciale che il popolo napoletano e Napoli hanno avuto e hanno ancora con la morte e con l’aldilà”.

Un modo, insomma di salvare la memoria storica e culturale della città.

“Proprio così. Nel riproporlo per questa iniziativa, mi è sembrato giusto recuperare un parte del testo, che riprende un mio percorso personale, che è appunto quello di riportare alla luce una parte importante dell’antica tradizione del racconto orale, ormai del tutto sparito. Questo quarto d’ora di immersione nel racconto di Cleopatra, porterà lo spettatore in un passato oggi sconosciuto, uno su tutti il mondo dei cantanti e degli organizzatori di feste di piazza, o del mondo del cinematografo, di quei personaggi chiamati “capo comparse” che gestivano con cinismo le illusioni di uomini e donne che speravano di avere una buona occasione per fare carriera in quest’arte negli anni ’70. Il luogo privilegiato era la Galleria Umberto I, dove si affollavano improvvisati attori e attrici, pieni di speranze di successo”.

Quali altri progetti ha in cantiere?

“Sono in attesa dei risultati del Premio Antonio Annoni, per testi su tematiche LGBT, che si svolge al Piccolo di Milano, dove per il secondo anno risulto finalista. Nel 2019 ottenni una menzione speciale per “Pelle di seta”, quest’anno invece ho presentato “La resistenza negata”, storie di donne e femminielli che hanno partecipato alle Quattro giornate di Napoli, dando la propria vita per la libertà della città”

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