Riaprono i cinema: ma sono pochi

Riaprono i cinema: ma sono pochi

È stato un anno molto difficile per le sale cinematografiche in Italia. Durante il primo lockdown, nel marzo 2020, furono chiuse senza nessuna prospettiva di riapertura; sul finire dell’estate, grazie anche all’uscita di un titolo di forte richiamo come “Tenet”, si tentò di rilanciare le sale dopo lunghi mesi di magra. L’esperimento non durò però a lungo, e la seconda ondata di Covid costrinse i cinema a richiudere i battenti tra ottobre e novembre. Non si può dunque non sorridere della decisione del governo di dare la possibilità di riaprire i cinema dal 26 aprile 2021, alla fine peraltro di una stagione di premi che ha messo in luce tanti film che il pubblico italiano non ha ancora avuto modo di vedere. Le prime sale a ripartire sono state però poche, benché nelle prossime settimane siano in programma molte più riaperture.

A Napoli il primo cinema ad accogliere gli spettatori sarà il “Vittoria” dal 1 maggio 2021, che offrirà una programmazione di due straordinari film.

Il primo, “In the mood for love”, è il restauro in 4k realizzato da “L’Immagine ritrovata” di Bologna e “Criterion” del capolavoro del 2000 di Wong Kar Wai. Ambientato a Hong Kong negli anni ’60, negli anni della progressiva occidentalizzazione dell’isola, racconta una storia d’amore platonico tra Su e Chow, rispettivamente una segretaria in un’azienda e un giornalista, ognuno dei due tradito dal coniuge con il coniuge dell’altro.

La trama di “In the mood for love” non è però ciò che più colpisce del film, per quanto bella e più articolata di quanto si possa dire in poche parole. È il comparto visivo della pellicola ciò che la rende grande, e che la posiziona tranquillamente tra le più mature del XXI secolo. Attingendo a piene mani dal cinema moderno europeo, Wong Kar Wai confezionò nel 2000 delle immagini straordinarie, esteticamente appaganti, segnate da un lavoro attentissimo sul colore. Dopo un anno in cui lo schermo più grande per vedere un film è stato quello del televisore, non si poteva chiedere di meglio che vedere o rivedere un’opera tanto bella in sala.

Il secondo, “Nomadland”, è il grande protagonista dell’appena passata stagione dei premi, che l’ha visto portarsi a casa riconoscimenti enormi, come l’Oscar al miglior film, alla miglior regia e alla miglior attrice protagonista. Premi senz’altro meritati, data la bellezza della pellicola, che racconta la vita di una nomade, una donna (interpretata da Frances McDormand) non “senzatetto ma senza casa”, che ha deciso di abbandonare la sedentarietà per condurre sempre in movimento il lungo viaggio che è la vita, in cui le persone che si incontrano e con cui si stringono legami non sono motivo per fermarsi, ma per continuare a proseguire, consci del fatto che, prima o poi, si rincontreranno sulla strada.

Chloè Zhao al suo terzo lungometraggio raggiunge una piena maturità artistica, in cui il contenuto della storia e la sua forma si rispecchiano e riflettono. Un film raccontato in maniera frammentaria, che non teme di lasciarsi andare alla contemplazione, ma che ha in una enorme sensibilità per i suoi protagonisti, i nomadi e i dimenticati, il suo principale punto di forza. Una bella colonna sonora firmata Ludovico Einaudi, l’ottima fotografia di Joshua James Richards e ambientazioni mozzafiato fanno il resto. Il film dal 30 aprile è anche disponibile su Disney+, ma merita senz’altro una visione in sala.

 

                                                                                                                       Angelo Matteo

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