Ricordare John Lennon

Ricordare John Lennon

Sono trascorsi 40 anni dall’assassinio di John Lennon, avvenuto la sera di lunedì 8 dicembre 1980 a New York per mano di Mark David Chapman, un fan psicolabile dei Beatles e di Lennon in particolare, che gli sparò quattro colpi alla schiena e uno all’aorta con una calibro 38, nel Dakota Building, il palazzo dell’Upper West Side, dove abitava l’autore di “Imagine”, “Give peace a chance” e altre canzoni epocali.

Chapman si era fatto autografare dal suo mito la copertina del suo ultimo album “Double Fantasy”, per poi attendere il rientro di Lennon e di Yoko Ono ed ucciderlo, per liberarsi della sua patologica ossessione o, forse, solo per diventare famoso. Si seppe della tragica morte dell’artista tramite il passaparola – allora non esistevano i social – con lo sgomento degli innumerevoli fan di tutto il mondo, che, increduli, dimostrarono subito di provare un dolore autentico.

Ricordato da pubblicazioni e da programmi televisivi e radiofonici, a Lennon è stata dedicata un’area del Central Park di New York, progettata dall’architetto Bruce Kelly e ribattezzata in suo onore “Strawberry Fields Forever”, una sorta di Giardino della Pace inaugurata da Yoko con i figli di John, Julian e Sean. Nell’area è presente un mosaico realizzato dall’artista Antonio Cassio con il fratello Fabrizio, dono della città di Napoli a New York.

Lennon oltre che gigante nei Beatles, ha brillato anche da solista e con Yoko Ono. “Imagine”, album del 1971, è un classico del rock; il brano omonimo è definito la canzone del millennio; insieme con “Jealous Guy” e “Give Me Some Truth” ha regalato al mondo un album in stato di grazia. Il ragazzo di Liverpool, ormai newyorkese di adozione, si schiera anche politicamente, come dimostra il doppio album “Sometime in New York City” (uno dei brani si intitola “Woman is the Nigger of the World”). Lennon sperimenta e provoca, come dimostra con i suoi album pubblicati tra il ’69 e il ’70: “The Wedding Album”, “Live Peace in Toronto”, “John Lennon/Plastic Ono Band”.

Controllato dall’FBI e dall’M15 per le sue idee vicine alla sinistra radicale e per il consumo di droga, considerato un sovversivo pericoloso, in realtà è solo un pacifista militante. Tanti ricordano il famoso “bed-in” del ’69 di John e Yoko, l’evento di protesta contro la guerra del Vietnam nella camera dell’Hilton Hotel di Amsterdam, che si riempì di giornalisti in attesa dello scandalo. Il vero scandalo, per Lennon, era la stupidità umana nel creare barriere, odio e guerre quando basterebbe amarsi, rispettarsi. La sua canzone “Power to the People”, che divenne lo slogan dei pacifisti e della sinistra, è ancora rivoluzionario, utopico. John Lennon ce lo ha raccontato con versi poetici, graffianti, con la sua vibrante musica che ne fanno di diritto uno dei più grandi autori e interpreti della musica pop rock di tutti i tempi.

 

 

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