“Run”: thriller claustrofobico

“Run”: thriller claustrofobico

Nel 2018 Aneesh Chaganty e Sev Ohanian fecero il loro debutto al cinema (il primo come regista e sceneggiatore, il secondo solo come sceneggiatore) con “Searching”. Il film era un thriller al cardiopalma, che aveva come peculiarità l’essere ambientato interamente su computer e smartphone: allo spettatore la storia era raccontata solo attraverso degli schermi. L’idea originalissima, insieme a una regia e a una scrittura divertenti e affascinanti, guadagnarono il plauso della critica e un discreto successo commerciale. Oggi a distanza di tre anni sono tornati con il loro secondo lungometraggio, Run, che è al cinema da giovedì 10 giugno 2021.

Diane Sherman (Sarah Paulson) è una madre che ha dato vita a sua figlia prematuramente. La bambina ha varie gravi disabilità e necessita della mamma per ogni cosa. Sulla soglia dei diciotto anni, Chloe (Kiera Allen) aspetta con trepidazione l’arrivo di una lettera da un college, ma è proprio in questo periodo che lentamente scopre verità insospettate sulla madre.

Una scena del film

Dopo un breve prologo, che serve solo da introduzione e per inquadrare i personaggi, il film entra subito nel vivo. Ambientato quasi interamente nella confortevole villetta di Diane e Chloe, l’opera si regge interamente sulle spalle delle due attrici protagoniste. La tensione e le emozioni passano tutte attraverso i loro occhi, le loro azioni e spesso attraverso la loro fisicità.

Il lavoro della Paulson, ma soprattutto della Allen, è in questo senso straordinario: in particolare in una scena in cui Chloe, che è paralizzata alle gambe, deve inventarsi un modo per passare attraverso una finestra, la Allen sembra un’attrice navigata e non una ragazza al suo esordio sullo schermo.

Il punto forte della pellicola però è nella scrittura, come in “Searching”, e soprattutto in una precisa caratteristica che accomuna entrambi i film: il protagonista scopre le notizie più scioccanti contemporaneamente allo spettatore, creando un’atmosfera di tensione e di mistero costante. Il personaggio non è mai avanti a chi guarda e questo permette a Chaganty e Ohanian di servire con ancora più forza i loro sapienti colpi di scena.

“Run” è dunque un thriller molto solido, con alle spalle una buona regia e un’ottima scrittura, nel quale brillano le interpretazione delle due attrici protagoniste, capaci di comunicare con un solo sguardo la paura di una relazione che non è quella che ci si aspettava che fosse.

 

                                                                                                                                        Angelo Matteo

 

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