Settant’anni di “Sangue blu”

Settant’anni di “Sangue blu”

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, in un periodo di assestamento generale anche dal punto di vista artistico, in Inghilterra uno studio di produzione si dedicò all’elaborazione di commedie nere di superba qualità che ancor oggi sono considerate tra gli apici della cinematografia inglese di ogni tempo: si parla degli “Ealing studios” e delle loro cosiddette “Ealing comedies”.

Tra queste le più celebri sono senz’altro “La signora omicidi” del 1955, che ha avuto in tempi recenti anche un remake diretto dai fratelli Coen, e “Sangue blu” (“Kind hearts and coronets” in originale), opera del 1949 diretta da Robert Hamer. Entrambi condividono lo stesso humour asciutto, ma anche un attore chiave di quegli anni: Alec Guinness. In particolare in “Sangue blu” il celeberrimo attore inglese si produce nell’interpretazione di otto personaggi differenti, diversissimi per sesso e per età, mostrando tutto il suo incredibile repertorio.

Il film di Robert Hamer comincia con il protagonista, Louis D’Ascoyne Mazzini (Dennis Price), che aspetta in carcere l’ora dell’esecuzione. Lo spettatore lo vede scrivere le sue memorie e attraverso questa cornice ripercorre tutta la vita del personaggio accompagnato dalla sua voce fuori campo. L’opera gira tutta intorno alla famiglia D’Ascoyne, della quale faceva parte la madre del protagonista, prima di esserne emarginata a causa di un indesiderato matrimonio. A tale famiglia appartiene un ducato, che viene trasmesso per linea sia maschile che femminile. L’obiettivo di Louis sarà dunque quello di vendicare la memoria della madre arrivando al titolo di duca, liberandosi metodicamente e con ogni mezzo degli eredi della famiglia D’Ascoyne (tutti e otto interpretati da Alec Guinness).

Benché la trama appaia più simile a quella di un dramma che a quella di una commedia, il film è davvero divertente. Innanzitutto per l’abilità di Dennis Price di mostrare più volti di Louis D’Ascoyne Mazzini contemporaneamente e esplicitamente: spesso nella stessa scena con poche espressioni mostra sia il lato affascinante e carismatico del suo personaggio sia la sua gretta mente calcolatrice. E poi soprattutto grazie a Guinness.

Il manifesto del film

Tra gli otto ruoli ricoperti ce ne sono vari espressamente comici (il parroco su tutti), ma non sono questi aspetti a rappresentare il picco della sua interpretazione. L’abilità dell’artista britannico è nella sua straordinaria capacità di far dimenticare allo spettatore di star guardando ancora e ancora lo stesso attore, mettendo freschezza e originalità in ogni personaggio e riuscendo a creare, con pochi tocchi, individui reali e non macchiettistici.

L’opera, scritta dal regista con John Dighton sulla base di un romanzo di Roy Horniman, ha un ritmo serrato e riesce costantemente a intrattenere. “Sangue blu” è un film divertente e perfetto, che oggi forse risalta ancora di più di quanto non facesse all’epoca della sua uscita. Merita ancora una visione.

 

                                                                                                                                         Angelo Matteo

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