Teatro dell’immaginario

Teatro dell’immaginario

L'immagine della locandina

L’immagine della locandina

UN MESSAGGIO DI LIBERTA’ DAL CARCERE DI CARINOLA

Le sbarre non trattengono i pensieri”. E’ il messaggio dei detenuti della casa circondariale di Carinola, che il 24 novembre porteranno in scena alle ore 18.00 presso il teatro Bracco di Napoli concesso da Caterina De Santis, A piedi nudi nel tempo, scritto e diretto da Velia Magno. Canzoni, monologhi, sketch, in un susseguirsi di momenti che toccano vari argomenti quali il teatro, l’emigrazione, l’amore, la guerra e Napoli, una città malata che tuttavia non vuole morire. Lo spettacolo è il risultato di un lavoro di laboratorio svolto all’interno del carcere con un gruppo costituito da diciotto elementi che hanno seguito il corso di formazione di Operatore teatrale realizzato dal Centro Scolastico Napoli Est e dall’Assessorato alle Politiche sociali della Regione Campania in un progetto affidato alla dirigente Bianca D’Angelo con il sostegno e la disponibilità della direttrice della casa circondariale, Carmela Campi.

Guidato dai docenti: Velia Maggiulli, Emanuela Buonocore de Vito, Andrea Carotenuto, Aldo Oliva e Paolo Rizzo, sostenuti dalla Tutor Dott. Italia Cecilia Della Vedova e i tutor di supporto Riadh Choubani, Antonio Di Nardo e Giuseppe Marinaro con il coordinamento del dott. Sergio Napolitano, il gruppo di Carinola, divenuto una compagnia, è pronto ad affrontare il giudizio del grande pubblico, avendo conquistato disciplina e sicurezza.

Questo è il teatro dell’immaginario: – spiega Velia Magno, autrice di musical e spettacoli di successo – niente scene, niente costumi, niente effetti speciali. Soltanto loro e la loro gioia di sentirsi, almeno per una sera, liberi”.

Così – dicono loro – con il magico aiuto del teatro, abbiamo camminato nel tempo, liberi di vivere e comunicare le nostre emozioni. Siamo entrati nella tristezza dell’emigrazione del ‘900 e nella rabbia per i morti in mare dei nostri giorni. Abbiamo accarezzato i mali della nostra città per esaltarla in un canto d’amore. Abbiamo pianto, riso, cantato, costruendo un bagaglio di speranza per noi e per i nostri figli. Oggi vogliamo regalare a voi questa esperienza perché̀ possiate guardare dentro di noi scoprendo che forse siamo diventati migliori”.

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