Un videogioco diventa serie televisiva

Un videogioco diventa serie televisiva

BALAGOV DIRIGE “THE LAST OF US”

 

Il videogioco “The last of us”, rilasciato per Playstation 3 nel 2013, dopo l’enorme successo nel settore, è in procinto di venire adattato in forma di serie tv. Scritto da Neil Druckmann, il gioco racconta di un futuro post apocalittico in cui un’epidemia causata da un fungo trasforma gli uomini in esseri simili a zombie.

Dopo un prequel in forma di fumetto e un sequel videoludico, l’opera continua dunque la sua vita crossmediale con la serie tv prodotta da HBO, che vede il succitato Druckmann in veste di produttore esecutivo e come sceneggiatore Craig Mazin, reduce dal successo della miniserie (sempre prodotta da HBO) “Chernobyl”. La notizia è che l’episodio pilota, che in origine sarebbe dovuto essere diretto da Johan Renck, passa a Kantemir Balagov, regista classe ’91 che in pochi anni si è dimostrato la speranza del nuovo cinema russo.

La locandina

Dopo aver seguito, giovanissimo, un corso tenuto dal geniale regista Aleksandr Sokurov (autore di film come “Arca russa” e “Faust”) ha girato un cortometraggio proposto alla 68esima edizione del festival di Cannes. Nel 2017 è stato poi distribuito il suo primo lungometraggio, “Tesnota”, presentato anche questo a Cannes, che ha mostrato il grandissimo talento del giovane autore, capace di dirigere a soli 26 anni un film audace nei contenuti, ma anche estremamente raffinato dal punto di vista formale, con un uso della macchina da presa sempre interessante e sfidante. Nell’opera successiva mostra di avere acquisito ancora ulteriore maturità stilistica: “La ragazza d’autunno”, del 2019, ha un successo critico ancora più rilevante del precedente, e a ragione. Balagov racconta una storia che gira intorno a due donne, dal punto di vista contenutistico, e a due colori (il verde e il rosso), dal punto di vista formale. La capacità di non fermarsi mai a un solo livello di narrazione, di descrivere e tratteggiare relazioni ed eventi non solo nei modi più convenzionali e abusati ma anche attraverso l’immagine e l’inquadratura, e attraverso tutto ciò che dell’inquadratura fa parte (con una particolare attenzione, come detto, ai colori), è senz’altro il miglior pregio del giovane regista.

Dato ciò che fin qui ha dimostrato non si può che avere alte aspettative per il suo debutto sul piccolo schermo, in un progetto poi tanto interessante quanto l’adattamento seriale di “The last of us”.

Angelo Matteo

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