Una città d’Oro

Una città d’Oro

Ha osato Manlio Santanelli riscrivendo per il teatro L’oro di Napoli, testo tratto dai racconti di Giuseppe Marotta, in scena al Teatro Trianon-Viviani di Napoli. E con lui Nello Mascia, che ne ha curato la regia.

L’opera scritta nel 1947, diventa un perfetto meccanismo teatrale, in cui il narratore (lo stesso Mascia) introduce fuori scena l’azione. L’artista, interprete vivianeo per vocazione, attore di tradizione ma non solo, veste i panni del portiere dello stabile, in cui si svolgono incontri, pettegolezzi, amori e ‘nciuci’, dispensando consigli e suggerimenti.

Santanelli ha scelto tra le pagine dell’autore alcuni racconti mai rappresentati, senza dimenticare però la mitica caffettiera, simbolo e metafora del tempo, così simile a una clessidra, secondo la filosofia napoletana, il cui ‘oro’ è la mitica pazienza, e la celeberrima scena del pernacchio eduardiano, inserita anche da De Sica nel noto film omonimo.

Tra battute, scene e canti, si assiste a uno spettacolo moderno ma dal sapore antico, con pareti dipinte, porte e finestre che si aprono e si chiudono in tempi perfetti, divertente nella guerra delle madonne o dei panni in cui le brillanti Rosaria De Cicco e Cloris Brosca si cimentano.

Una messinscena corale che ritrae un’intera comunità, gioiosa ma a tratti triste, esuberante eppure pensosa. Lo spettacolo si chiude in una sorta di musical, con musiche da film e celebri melodie partenopee, accompagnato dal vivo da Ciccio Merolla, autore della colonna sonora, che ha suonato con Mariano Bellopede e Davide Afzal, aggiungendo arte all’arte, ricordando a tutti che Napoli in questo è la grande maestra.

Tutti bravi gli attori: Rossella Amato (donna Sofia la Pizzaiola), Roberto Azzurro (il Marchese), Cloris Brosca (Concetta e la Marchesa di Mola), Ciro Capano (don Carmine il Guappo) Giancarlo Cosentino (Criscuolo il Vedovo), Rosaria De Cicco (Rosaria), Gianni Ferreri (don Vito il pizzaiolo, marito di donna Sofia), Roberto Mascia (Postino e secondo Signore), Massimo Masiello (Cameriere, Marchesino, Cantante e Capo dei fujenti), Giovanni Mauriello (don Saverio il Pazzariello), Matteo Mauriello (Prete, Cliente agitato e primo Signore), Rosario Minervini (Cafiero).

Una messinscena insolita, diversa dalle drammaturgie di Santanelli sempre caustico, ironico e surreale, che dipinge una città amata, tuttora viva e dalla forte personalità proprio come ai tempi di Marotta.

 

Foto di Massimiliano Pappa

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