Una Medea napoletana

Una Medea napoletana

Tratto dal romanzo di Francesco Mastriani, su drammaturgia e regia di Laura Angiulli, sarà in scena lo spettacolo Medea di Portamedina. Coletta Esposito, in arte Medea, in prima nazionale al Teatro San Ferdinando di Napoli dal 26 aprile al 5 maggio 2019, interpretato da Alessandra D’Elia, nel ruolo della protagonista Coletta Esposito, e da Pietro Pignatelli in quello di Cipriano Barca, con Federica Aiello, Paolo Aguzzi, Agostino Chiummariello, Michele Danubio, Luciano Dell’Aglio, Caterina Pontrandolfo, Caterina Spadaro, Antonio Speranza, Fabiana Spinosa. La scena è di Rosario Squillace; il disegno luci di Cesare Accetta; le musiche originali di Daniele Sepe.

«Una storia – scrive la regista – di oscura drammaticità che, se pure innestata in uno spaccato dichiaratamente popolare di quella Napoli di metà Ottocento tanto presente alla tradizione produttiva di Francesco Mastriani, pure sembra contenere al suo interno molti degli elementi della grande tragedia, consoni a giustificare già nella titolazione il riferimento alla più complessa figura della Medea di tradizione classica… Coletta Esposito – è questo il nome della sventurata eroina – conduce infanzia e adolescenza fra le mura dell’Annunziata, e lì alleva nell’animo quella straziante fame d’amore il cui soddisfacimento, con passione tirannica affida a Cipriano Barca, l’amante dalla cui relazione nasce una bambina. Cipriano non rivela un’immediata disposizione verso la donna, ma la manipolazione di lei è di tale violenza da non consentire scampo, tanto che lui aderisce alla promessa di sposarla, se pure quell’attrazione che per breve tempo aveva tenuto insieme il rapporto va tanto affievolendosi da aprirgli la strada a nuovi incontri. Il matrimonio con Coletta non si compie; la relazione di Cipriano con la giovane Teresina diviene evento irrinunciabile. Coletta è straziata, furente, accecata dall’odio, spietata; cova la più feroce delle vendette, e nel giorno delle di lui nozze con la nuova innamorata, toglie la vita alla piccola figlia, e nella chiesa proprio sull’altare porta il cadaverino della bimba alla vista del padre, uccidendo al tempo stesso la rivale secondo quella promessa di morte più volte evocata… L’atmosfera generale della messinscena, deprivata di ogni tentazione naturalistica, assume piuttosto l’atmosfera di un “noir”».

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