Omaggio a Maria Orsini Natale

Redazione

In occasione del trigesimo dalla scomparsa

di Maria Orsini Natale, la ricordiamo così.

 

Un'immagine della scrittrice
Un’immagine della scrittrice

Maria Orsini Natale, l’indimenticabile autrice di “Francesca e Nunziata” e di tanti libri dedicati alla sua terra, si è spenta serenamente l’11 novembre nell’amata casa di Torre Annunziata. La sua scomparsa lascia un gran vuoto nella letteratura italiana e, naturalmente, nel nostro cuore.

Se, nell’Aldilà, c’è un posto speciale per i poeti, mi piace pensare che Maria sia già lì, attorniata dai suoi illustri colleghi. La vedo sprizzare energia positiva e sorridente da quegli occhi incorniciati da larghi occhiali bordati di strass. Non ci metterà molto a stringere amicizia con tutti! Quando era fra noi diceva spesso:  “io sono un’amica per tutte le stagioni”! E così è stata per me e per tantissime altre persone che depositavano i loro affanni nelle mani di una donna dalla saggezza antica e generosa.

Ho conosciuto Maria Orsini nel 98’, alla presentazione del suo “Terrazzo della villa rosa” che mi dedicò fissandomi, con quello sguardo che  ti arrivava dentro al cuore: “Ad una rossa che stasera mi piacerebbe avere come amica…”

Da allora in poi la nostra amicizia si era rinsaldata negli anni, un rapporto, filiale, da parte mia,  anche in campo letterario. Si, perché, come alcuni amici e colleghi sanno, Maria, da quella fatidica sera  della presentazione in cui io, spontaneamente,  per istintiva empatia, le avevo  regalato una mia poesia . Passò del tempo, un giorno lei mi chiamò e mi disse tante belle parole di apprezzamento  e, con mia grande  sorpresa, mi disse: “ vorrei scrivere un libro di poesie con te”. Scrivemmo il libro. Lei,  già allora famosa scrittrice si era battuta perché  partecipassi anch’io, illustre sconosciuta, al suo libro: “Canto a tre voci”, con la collaborazione di Gioconda Marinelli con la quale, in seguito,  pubblicato tantissimi articoli sull’opera di Maria Orsini che non sto qui a riportare. In questo momento, voglio parlare di una donna che è stata  mia  madrina letteraria e “consigliera” nella vita.

Mi piace ricordare una magica serata del giugno scorso, sulla terrazza incantata della  Casa Rossa di Torre del Greco. Maria era già sofferente, ma in occasione  della presentazione del suo ultimo libro: “Il Girasole della memoria”,  fece un discorso a cuore aperto con il suo pubblico che mai, prima, aveva avuto il privilegio di ascoltare.

Quella sera ci lasciò il suo testamento letterario: “Il girasole della memoria, libro-intervista in cui mi racconto alla scrittrice e giornalista Gioconda Marinelli, è un racconto di me e di tutti i libri che ho scritto. Ho voluto richiamare in questo momento così buio per la mia terra l’orgoglio di un passato. Un passato operoso e onorevole, quello di questa mia città oggi, purtroppo così sconsolata. In “Francesca e Nunziata” ho voluto raccontare il passaggio da un mondo, quello dell’artigianato a quello dell’industria…. Tutto comincia su un pezzo di costiera amalfitana, su un’altura dove la famiglia vive e fa muovere le macine. Un tempo la pasta veniva asciugata lentamente e all’aria… bisognava conoscere le fasi lunari, interrogare la luna e le stelle, i maestri pastai “sentivano” il tempo, annusavano gli odori…”

La sua voce  sembrava venire da lontano, la “cantastorie” Orsini, come avesse voluto confessare le ragioni più intime della sua scrittura,continuò: ”Il terrazzo della villa rosa” è un’osservazione sul vivere ai pendii di una montagna, una montagna attiva che non dormirà per sempre. Chissà se è coraggio il nostro, filosofia o pazzia che ci lega con amore a questa montagna. A chi nasce e vive in questa terra viene geneticamente trasmessa una paziente concezione della vita unita ad un’indulgenza per lo spirito delle grandi forze della terra… Il Vesuvio per noi è senza colpa, è visto come un dio, una montagna di fuoco non ha scelta: “è nu vulcan e, addà fa ‘u vulcan”.! Inoltre, chi abitava cortili e terrazzi viveva quel consolante rapporto umano che era nostro, non si viveva certo, come oggi, costretti in anonimi condomini!”

Parlò quella sera dell’intera sua opera, non posso riportare tutto il discorso, ma ricordo che per me la sua inconfondibile voce spalancò una porta, anzi, un “ portale”, uno di quegli antichi portali del Miglio d’oro, da lei così accoratamente descritti. La scrittrice che, con orgoglio,  si definiva Oplontina, attraverso la descrizione dei” perduti luoghi e perduti giorni” ci stava mostrando che “ il passato non passa mai”. Nel suo lungo racconto  la Storia s’intrecciava con la sua storia personale, vissuta in  quel piccolo-grande “mondo antico”, ma sempre attuale nei suoi valori fondanti come l’amore per la sua terra.  Da qui la caparbia volontà di fermarlo attraverso la scrittura perché non svanisse per sempre: ”l’amore per la nostra terra è qualcosa che si paga e duramente. E’ un momento di grande cambiamento ed io non voglio lasciare quello che mi appartiene. Ci sono macerie, ma tra le stesse, ci sono pietre che luccicano.”

                                                                                                                        Anna Maria Liberatore

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