Ore ossessive

Maresa Galli

Al teatro Elicantropo di Napoli Altamarea presenta Le ore della mia giornata, il nuovo lavoro di Ciro Marino, per l’adattamento e la regia di

Tina Femiano in una scena

Carmen Femiano con una straordinaria interprete: Tina Femiano. Ci si commuove, diverte, si riflette sull’interminabile giornata di routine di Maria Stornaiuolo, si partecipa al dramma corale della perdita di lavoro dei giovani e, peggio, dei meno giovani nel desolante panorama italiano. Un marito un tempo fotoincisore, con l’antica virtù dell’artigianato che negli anni è andato scomparendo, oggi costretto ad ammazzarsi di fatica per pochi soldi; tre figli lavoratori precari, uno stagista esperto di computer, l’altra, Azzurra, ballerina di hip hop, laureanda in Lingue, il più piccolo che non ha ancora deciso cosa farà da grande, provato da un’infanzia con problemi di salute. Unico momento di conforto, il ricorso alla fede, alla preghiera, e poco importa se si mormora che Padre Gennaro sia pedofilo… A questo Maria non vuole proprio credere, anche se qualche dubbio sull’esistenza di Dio le viene quando pensa a tutte le brutture del mondo. Avrebbe voluto fare la cuoca ma il destino ha deciso diversamente. Abile sarta, recupera qualche spicciolo con i suoi lavoretti spesso non pagati dalla povera gente del quartiere. Vive a Ponticelli e lavora in una fabbrica di maglieria dei cinesi a San Giuseppe Vesuviano. Una volta era un’imprenditrice, e la piccola azienda di famiglia dava onesto lavoro a donne trattate con rispetto. Straordinaria la descrizione della comunità cinese, con ritmi di lavoro da automi, con vite ai margini, storie di sfruttamento e morte, con sottoscala adibiti a cliniche per aborti clandestini. I dolcissimi bambini cinesi parlano il dialetto sangiuseppese! Madri napoletane crescono figli di donne cinesi costrette in fabbrica e ne assumono la lingua, le usanze. E Maria adora Tony, il piccolino con il quale gioca nelle risicate pause di lavoro. All’improvviso l’incidente: un botto, il fumo e il bambino perde la vita. Inutile la corsa in ospedale, terribile il senso di colpa che opprime la donna per averlo incoraggiato a giocare in una fabbrica non a norma, piena di ingarbugliati fili elettrici, di trappole mortali. Ciò che scandiva le ore della lunga, faticosa giornata di Maria era la ripetitività, lo scorrere del tempo sempre uguale, quasi rassicurante. Ma oggi “Gesù Cristo ha deciso che le cose devono andare in un altro modo”.

Commovente, l’appassionato monologo interpretato con grazia e bravura da Tina Femiano, lascia senza fiato a riflettere ancora una volta sul sommerso, sulla realtà di sfruttamento e arricchimento che valuta la vita meno di zero. Va sottolineata la sapiente, asciutta regia, l’ottima scenografia di Peppe Zinno e Ciro Di Matteo, fatta di un telaio in ferro e tanti colorati fili intrecciati abilmente dalla protagonista che lega e srotola, unisce e taglia, novella Parca che recide i fili. Delicate, le musiche e la sonorizzazione di Max Carola completano un lavoro intenso che andrebbe visto dagli studenti.

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