Oscar Di Maio

Anita B.Monti

Il Teatro Eduardo De Filippo di Arzano (ex Le Maschere) riapre con un nuovo direttore artistico: Oscar Di Maio. Attore di teatro, cabaret, radio, televisione, erede di una famiglia d’arte, è anche depositario delle ventisette notissime commedie composte dallo zio Gaetano. Testi che sono stati cavalli di battaglia dei più noti interpreti della nostra tradizione da Luisa Conte a Nino Taranto, Gennarino Palumbo, Ugo D’Alessio, a lui stesso.

Oscar, inizia una nuova, coraggiosa avventura.

“Ogni attore cerca una casa dove poter fare quel che gli piace decidendo in proprio, spero questa lo diventi. Sono felice e un po’ in ansia. Ma il mio mestiere è stare sul palcoscenico”.

Che cosa ha scelto per il cartellone?

“Per il momento proponiamo tre titoli. Inauguriamo il 30 ottobre con “E’ asciuto pazzo ‘o parrucchiano”, diretta da Giulio Adinolfi. Il 26 dicembre, lo spettacolo tipico di Natale è “Arezzo 29… in tre minuti”, mentre dal 4 marzo 2016 porto sul palcoscenico il mio “Varietà… in pillole”.

Il suo è un teatro molto popolare ma il pubblico è trasversale.

“E’ vero. I miei personaggi sono stati considerati prima nazional-popolari, poi sono saliti di grado, qualcuno ha anche detto che ‘O cafone, figura che ha avuto un successo anche all’estero, è il Pulcinella del Duemila. L’hanno paragonato perfino a Pappagone.”.

Lei come vive questi atteggiamenti?

“Ringrazio certo, ma non m’interessa la falsa cultura, il mio scopo è di far divertire in maniera genuina, cercando di lasciare anche un messaggio. La gente mi conosce, per strada mi fermano tutti, dal ladruncolo al carabiniere, è un continuo chiedere autografi e fotografie. Io sono soddisfatto: ho più di ventimila fans sul web, potente più della televisione”.

A parte il personaggio di ‘O cafone, che ha avuto per anni una propria rubrica su Telecapri, ha fatto discutere anche ‘O frate ‘e Berlusconi. Come la prese l’allora presidente?

“Bene, credo, non ho mai saputo niente di negativo. Anzi, la sua fidanzata Francesca Pascale, è stata una mia soubrette”.

Ventisette commedie in eredità, molte interpretate al fianco di zia Olimpia, altra esponente della tradizionale famiglia. Le ha recitate tutte?

“Più o meno, in tanti anni. Solo che allora ero l’attor giovane, ora salgo in palcoscenico da protagonista”.

E la compagnia?

“Spero di poter formare una Stabile in questo teatro, se il pubblico mi seguirà ancora e mi sosterrà, potrò continuare serenamente. Intanto, recitano con me Alessandra Borrelli, Ciro Maggio, Marzia Di Maio, Monica di Tatisso, Rosario e Stefano Sannino”.

Secondo lei, funziona la parolaccia?

“La volgarità non va mai bene, ma vedo che se certi vocaboli li dicono i comici milanesi sono accettati, se li usiamo noi napoletani diventiamo volgari. C’è razzismo sulle parole”.

Che cosa pensa dei fondi, dei tagli, delle polemiche dei teatranti?

“Credo che sarebbe meglio tornare al botteghino, dove lo spettatore sceglie quel che preferisce, decide se gli piace e se vuole tornare. Il teatro è degli artisti”.

 

 

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