“Pa’”: autobiografia in versi di Pasolini

Anita B.Monti

E’ l’ultimo atto di un dialogo di Marco Tullio Giordana (pluripremiato autore di titoli come Pasolini un delitto italiano del 1995, I cento passi del 2000, La meglio gioventù del 2003), con Pier Paolo Pasolini, iniziato a partire dal suo primo lungometraggio nel 1980, Maledetti vi amerò. L’omaggio al grande poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore e drammaturgo friulano, sarà in scena al Teatro Mercadante di Napoli dal 14 al 25 febbraio 2024, con un titolo emblematico: Pa’, come lo chiamavano i ragazzi del quartiere.

Questo spettacolo, scritto con Tullio Giordana anche da Luigi Lo Cascio che lo interpreta, è l’insieme delle parti tratte dall’intera opera pasoliniana, che gli autori hanno ritenuto indispensabili per comprenderne il pensiero.

“Pa'”. In scena Lo Cascio e Halnaut (foto di Serena Pea)

Saremo in molti a chiederci, anche dopo il centenario, quanto attuale rimarrà Pasolini, cosa di lui sarà ancora vivo e cosa ingiallito, – dice il regista – cosa ancora “portabile” e cosa riporre nell’armadio in attesa di tornare in auge come modernariato. Non so dare a questa domanda una risposta, se non con questo spettacolo, ordito insieme a Luigi Lo Cascio, da tanti anni prediletto compagno di ventura”.

“D’altra parte, – conclude Marco Tullio Giordana – ognuno ha il suo Pasolini, com’è giusto che sia, e questo non è che il nostro. Anzi il “suo”, perché non c’è parola, virgola, capoverso che non provenga dalla sua opera tanto che potremmo definirlo un’autobiografia in versi”.

Della scenografia parla l’ideatore, Giovanni Carluccio (che firma anche il disegno luci): “Sono segni sintetici, poetici, oggetti della vita quotidiana, che via via popolano e si accumulano sulla scena dello spettacolo. Un crescendo di rifiuti tale da trasformarsi in una sorta di discarica sospesa. La scenografia di Pa’ è il risultato di varie suggestioni artistiche, cinematografiche e letterarie, suggestioni che nascono però prima di tutto dal prezioso dialogo tra regista e scenografo”.

I costumi sono di Francesca Livia Sartori, le musiche di Andrea Rocca, le foto e i video di Serena Pea, sound di Andrea Lambertucci, aiuto regia Luca Bargagna.

 

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