Padri e figli: una polveriera

Anthea Principe

Il conflitto generazionale che domina la Russia conservatrice e patriarcale degli anni Sessanta dell’Ottocento è il tema del capolavoro di Ivan Turgeniev Padri e figli, da cui è tratto l’omonimo spettacolo nella traduzione e adattamento di Fausto Malcovati e Fausto Russo Alesi, che ne cura anche la regia. Al Teatro Mercadante di Napoli dal 22 al 27 marzo 2022, lo spettacolo è diviso in due parti, visibili in date separate, della durata di 2 ore e 15 minuti ciascuna.

Ai padri, legati a un mondo aristocratico e privilegiato, si contrappongono i figli, più democratici e impegnati a costruire il loro mondo che nega e rifiuta i principi e i valori del passato e della tradizione, iniziando a costruire un mondo “senza”: senza illusioni, senza autorità, senza falsi idoli. Ma sono davvero tutti falsi gli ideali e i valori contro cui si scagliano i figli? E quale cambiamento rivendicano con determinazione?

Affidato alla forza, alla vitalità e al talento di tredici attori e alla partitura musicale di Giovanni Vitaletti portare in scena oggi questo romanzo, significa interrogarsi ancora sull’uomo e sulla crisi di un’epoca, sulla libertà e sull’eterno e difficile confronto tra le generazioni, tra le classi sociali e con il potere. Il regista e attore Fausto Russo Alesi si confronta con uno dei romanzi più importanti sull’uomo e sulla crisi di un’epoca, sulla libertà e sull’eterno e difficile confronto tra le generazioni, tra le classi sociali e con il potere.

da destra: Bazarov / Matteo Cecchi; Sitnikov e Principessa R / Marial Bajma Riva; Dunjaša e Kukšina / Giulia Bartolini (foto di Marina Pea)

“Mi sono voluto porre la domanda: “quale è l’eredità dei padri e quale è il futuro dei figli?”.- si chiede – Questa domanda portante, a mio avviso, del romanzo di Turgenev, è ciò che mi guida in questo lungo viaggio. Mantenere? Demolire? Costruire? O trasformare il passato di cui siamo figli, provando a leggere il presente e cercando un futuro che non si vede ancora? È commovente con quanta poesia e struggente leggerezza Turgenev riesca a parlarci. “L’importante è sapere chi sei e verso dove vuoi andare”: questo ci dice Turgenev. E io credo proprio che sia vero, anche se tutto questo è inutile senza ricostruzione sociale, senza democrazia, senza cultura, senza un ascolto profondo e rispettoso per l’amore e per la vita.

Bazarov ha, da un lato, la forza e il talento di un visionario capace di demolire un ordine costituito e un passato obsoleto, è in grado di prendere le distanze da un presente mostruoso e corrotto e potrebbe con i suoi occhi tracciare un ponte con il futuro per dare risposte alle nuove generazioni; ma dall’altro ha anche in potenza la violenta degenerazione della sua coerenza”.

Una “polveriera” lo ha definito il professore Fausto Malcovati. “L’arte di Turgenev sta soprattutto nel raccontare quello che i dialoghi non dicono o sottintendono: i retroterra, gli stati d’animo, i pensieri, il “non detto”. Ridurre per la scena Padri e figli ne ha rivelato la straordinaria materia teatrale, ne ha portato alla luce tutta la forza. Una sorta di rinascita di un testo che non ha mai smesso di coinvolgerci”.

 

 

 

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