Attore, regista e drammaturgo. Un mix perfetto per chi, come lui, ama a 360 gradi il teatro. Agostino Pannone è difatti da anni attivo nel panorama teatrale italiano con un percorso che alterna ruoli interpretativi e collaborazioni alla regia. In teatro ha preso parte a numerose produzioni di rilievo nazionale. Tra le più recenti figurano “Ogni promessa è debito” e “Natale in casa Cupiello”, entrambe dirette da Vincenzo Salemme. Accanto all’attività di attore, Pannone svolge con continuità il ruolo di assistente alla regia, collaborando con nomi come Vincenzo Salemme, Ivan Cotroneo, Massimiliano Gallo e Alessandro Gassmann. Il prossimo spettacolo è il debutto previsto per l’11 maggio 2026 al Teatro Acacia con “La balena più grande del mondo”, scritto, diretto e interpretato da Agostino Pannone insieme a Gennaro Guazzo. Sostenuto da Diana Or.i.s Centro di produzione, il testo ha vinto il Primo Premio Nazionale di drammaturgia “Maricla Boggio”.
“La balena più grande del mondo”: racconti ai nostri lettori dello spettacolo che sta per portare in scena.
“Si tratta di una storia di amicizia. ‘La balena più grande del mondo’ è ambientato a Napoli, ed è la storia di Saverio, uno dei cetologi più importanti al mondo, rientrato da Tromsø in occasione dell’arrivo, nella vasca dell’acquario, di una balena gigantesca appena catturata, l’esemplare più grande del mondo. L’atro protagonista è Mario, che ha appena iniziato a lavorare come mascotte nell’Acquario di Napoli, ovviamente in mondo di fantasia. Ci tengo a sottolinearlo perché nella realtà l’Acquario di Napoli fa un grande lavoro di ricerca e divulgazione ma, nel caso del racconto, ci serviva una sorta di antagonista, rappresentata dalla direzione dell’Acquario. In questo scenario, i due ragazzi si scontrano ripetutamente: tanto quanto Saverio è rigoroso e taciturno, tanto Mario è istintivo, ironico. In sintesi la dicotomia della napoletanità”.

In che senso?
“Mario è il classico napoletano ventenne sfrontato, sempre con la risposta pronta, impiccione e curioso quanto simpatico. Saverio incarna l’altra anima della napoletanità: meticoloso, garbato, rispettoso delle regole. Si tratta di una sorta di romanzo di formazione teatrale, nel senso che è il racconto di un periodo di due ragazzi, che fanno parte di due generazioni diverse, come me e Gennaro. Durante la pièce si racconterà anche la differenza al giorno d’oggi tra i 20 e i 30 anni, due mondi abbastanza vicini anagraficamente, ma sostanzialmente spesso lontanissimi. Lo scontro diventerà però, nel corso dello spettacolo con un gesto che non sveliamo ancora ma che ci farà riflettere su vari temi, un incontro. È la storia di una scelta: di quanto contino le scelte nelle vite delle persone. Per ricordarci che abbiamo sempre la possibilità di cambiare le cose. Il tutto mentre si cerca di capire il perché dell’arrivo di questa balena speciale, la cui presenza non è mai spiegata davvero”.

Spoiler a parte, ci racconti degli altri spunti di riflessione. Ricorre il tema delle radici: Napoli non fa solo da sfondo al racconto, quindi.
“Assolutamente sì. Qualsiasi radice, qualsiasi città e soprattutto Napoli, ti permea nel tuo modo di stare al mondo. Saverio la ritrova come una ferita e una casa insieme, dopo anni vissuti lontano. Decisone presa perché Napoli gli stava stretta. Mario, al contrario, ne è ancora immerso e legato: le stesse strade, gli stessi volti. Il tema delle radici attraversa lo spettacolo senza diventare dichiarazione: non solo ciò che trattiene, ma anche ciò da cui si può ripartire. Anche qui, come nella storia delle due generazioni, c’è molto di autobiografico”.
Ci spieghi.
“Tutto ciò riflette il mio rapporto di odio e amore con le mie radici che, seppur residente in un’altra città, continuo ad amare e a rispettare anche per la formazione artistica”.
Parlando dunque di teatro le chiedo: si sente più autore, regista o attore?
“Rispondendo con quanta più umiltà possibile, affermo che il mio modo di intendere questo mestiere, è fondere e far funzionare insieme tutte e tre le cose. Una formula che ho avuto la possibilità di esprimere con questo mio spettacolo, per il quale ho scritto il mio primo testo”.
Un augurio per il futuro?
“Altri spettacoli così, tirando fuori dal cassetto altre mie idee. Soprattutto quella riguardante una sceneggiatura cinematografica”.





