Paolo Coletta

Maresa Galli

Il maestro Paolo Coletta
Il maestro Paolo Coletta

Alterna l’attività di pianista, compositore, attore con quella di autore di teatro musicale. Insignito di prestigiosi riconoscimenti, ha scritto oltre ottanta musiche di scena e ha collaborato con artisti del calibro di Lindsay Kemp, Antonio Tabucchi, Gabriele Lavia, Gigi Dall’Aglio, Daniela Boensch, Piera Degli Esposti, José Saramago, Antonietta De Lillo, Antonio Calenda, Ugo Pagliai e Paola Gassman, Giuseppe Pambieri, Roberto Azzurro. Nel maggio 2009 debutta in qualità di compositore nella stagione lirica del Teatro San Carlo di Napoli e del Teatro Stanislavskij di Mosca con il “Ballet avec chant”, “Napoli zompa e vola”. A Novara presenta in anteprima la sua opera lirica, “Canto dell’amore trionfante”.

Comporre un’opera lirica è un lavoro molto lungo e impegnativo: come è nata l’idea?

“È un progetto nato per caso, anche se si tratta di una commissione della Fondazione lirica Teatro Coccia (dove la presenterò il 12 dicembre) che conosco avendone seguito in più di un’occasione le produzioni di teatro lirico musicale. A gennaio 2014 occorreva una co-produzione di teatro musicale per il Napoli Teatro Festival Italia. Sulla scia di adattamenti di teatro musicale originati da due racconti, “Interno familiare” da “Il mare non bagna Napoli” della Ortese e “I fiori giapponesi” di Raffaele La Capria, il direttore Luca De Fusco mi chiese di immaginare un terzo capitolo. Così mi ricordai di una vecchia frequentazione, quella con Ivan Sergeeviã Turgenev. Nel ’98 trassi un monologo da “Son”, Il figlio, un racconto a sfondo onirico, magico. Lo scrissi e interpretai intitolandolo “Il mio padre notturno”. In Turgenev ho trovato tracce linguistiche e tematiche che sarebbero diventate le visioni futuribili –azzardo! – di Asimov e Dick. Così proposi un racconto, “Il canto dell’amore trionfante”.

Contemporaneamente eri impegnato in diversi progetti al Teatro Stabile Mercadante.

“Stava per debuttare “L’amorosa inchiesta”, lavoro tratto dal libro di La Capria, del quale ho curato le musiche, diretto da De Fusco, che rientra nel progetto dello Stabile “L’armonia perduta”. Il direttore mi lancia la sfida di cercare una co-produzione per la mia opera lirica. Così contatto Renata Rapetti, sovrintendente del Teatro Coccia. La stagione era ancora mancante del suo titolo di opera contemporanea e così fu accettata la proposta. Quando il Festival è venuto meno, la Fondazione ha mantenuto il suo impegno chiedendo di “raddoppiare” e farne un’opera per voci liriche e curarne la regia”.

La locandina dell'opera
La locandina dell’opera

Perché è così difficile proporre un’opera lirica? Si riducono i budget, c’è la crisi e l’Italia è all’ultimo posto in Europa per spesa pubblica destinata alla cultura.

“Scrivere un’opera lirica, almeno in Italia, in questo momento è un paradosso, poiché la produzione è ridotta a uno e due eventi l’anno, con punte di risonanza con nomi quali Giorgio Battistelli e Luca Francesconi. L’opera lirica contemporanea non si produce e mancano le linee guida. Siamo ancora fermi al modello di Puccini, di Berio, della Scuola Viennese di Schoenberg e Berg. La musica percorre da sempre un doppio binario. Quella cosiddetta colta è occasione di riflessione, di impegno, ma è talmente sradicata da non riuscire a incidere più su altri territori che non siano quelli strettamente accademici. In realtà l’opera la fa il presente. Non è il linguaggio a fare la differenza, ma il contesto in cui esso è agito, e non c’è opera senza ascoltatore.”

Chi saranno i protagonisti dell’opera? “Direttore d’orchestra è Nathalie Marin, equadoregna naturalizzata svizzera. Il cast vocale è composto da tre registri canonici: un soprano lirico leggero, un tenore, due baritoni. Il tenore moscovita, Vladimi Reutov, è giovanissimo e molto bravo.Altrettanto interessanti sono Blerta Zhegu, richiestissimo soprano originario di Tirana, e Italo Proferisce, giovane baritono in grande ascesa in questo momento.

Di che cosa parla il libretto?

Il testo è uno degli ultimi racconti dell’autore russo, del 1881, “uno strano pasticcio” nel quale Turgenev avvertiva magicamente elementi inspiegabili. Una vicenda ambientata nel 1542 a Ferrara, culla degli Estensi. La storia è quella di tre giovani ragazzi felici e inseparabili fino a quando i due giovani non si innamorano entrambi dell’amica. Valeria preferirebbe Muzio, più sensuale, tenebroso, ma sceglierà come sposo, spinta dalla madre, Fabio, il biondo solare. Allora Muzio si recherà in Estremo Oriente per apprendere le arti magiche. Morta la madre della protagonista i giochi cambieranno. Il sonno è letto in un’ottica pre-freudiana e il climax è dato dal convegno notturno dei due amanti che Turgenev racconta come un monologo interiore della ragazza. La storia chiude con un madrigale, “I Fiori leggerissimi”, con la protagonista che canta “Giorno arrivò d’esser madre…” e riacquista la grazia perduta.”

I prossimi impegni?

“Ad aprile 2015 sarò in scena con la ripresa dei “I Fiori giapponesi” al Mercadante, poi con una “Bisbetica domata” riscritta da Francesco Niccolini per la regia di Tonio Di Nitto, a Lecce, e per fine anno dovrebbe uscire un mio disco pronto già da tempo: ”Delayed”, un album elettrico per orchestra d’archi, pianoforte, batteria, basso, chitarra elettrica”.

 

 

Categorie

Ultimi articoli

Social links

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web