Pasolini rivive con La Grande Tribù

Renato Aiello

Secondo Pier Paolo Pasolini Napoli era una grande tribù, fatta di uomini che avevano deciso di non cambiare, di mantenere integra, con innocente inconsapevolezza, la propria identità linguistica, sessuale e spirituale. Nell’anno del centenario dalla nascita del poeta friulano, il Nuovo Teatro Sanità di Napoli gli ha dedicato il 18, 19 e 20 marzo 2022 lo spettacolo “La Grande Tribù”, scritto da Claudio Finelli e diretto da Gennaro Maresca, quest’ultimo anche interprete insieme a Mariano Coletti.

Una messa in scena inusuale che ha portato il pubblico direttamente sul palco per una volta, seduto ai lati di un tappeto rosso su cui si confrontano il regista (interpretato da Maresca) e un giovane ragazzo (Coletti) nel corso di un provino. Due sedie, una valigia e il cavalletto su cui è montata una handycam sono gli unici elementi di scena in questo confronto serrato che è scoperta dell’altro e forse di sé, ricerca antropologica ed esplorazione umana.  “Lettere luterane” è la materia d’ispirazione del testo, in particolare la raccolta di articoli pubblicati dal settimanale “Il Mondo” e dedicati a Gennariello, il giovane e scapricciato ragazzo partenopeo con il quale Pasolini immaginò un dialogo, realizzando un trattato pedagogico di notevole potenza lirica, concreto e aperto.

25 anni di età separano i due uomini, e forse non è solo quello a dividerli: estrazione sociale, culturale, formazione scolastica (il ragazzo ha abbandonato gli studi alle scuole medie, mentre il film maker è un intellettuale) e gusti musicali (De Andrè e Paolo Conte per il regista, la musica rap, trap e i neomelodici per il ragazzino, manco a dirlo). La vicenda si svolge pertanto ai giorni nostri, attualizzata e inserita persino nella cornice pandemica, con la stretta di mano sacrificata in favore del pugno e la nota del tampone. Quel proletariato e sottoproletariato cui Pasolini guardava con affetto, espressione spontanea della società e a maggior ragione nel tessuto sociale partenopeo, sono stati in ogni caso contaminati dalle spinte consumistiche, come dimostra l’utilizzo della parola “notifica” da parte del giovane e l’ossessione social dell’i-phone sempre a portata di mano. Eppure una genuina e forse ingenua tenerezza persiste negli occhi del giovane, nella sua parlata, e quello che doveva trasformarsi in una semplice “marchetta”, un fugace incontro di sesso, si rivela essere qualcosa in più: un intimo gioco di sguardi, di riprese che si alternano, di domande e risposte incalzanti tra due anime sole, provate dalla vita e dagli eventi.

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