Peccati e peccatori in Confessione

Maresa Galli

Una scena
Una scena

Il teatro Elicantropo di Napoli, che festeggia quest’anno il suo ventennale proprio con La Confessione di Walter Manfrè, apre la stagione 2015/2016 con lo spettacolo che inaugurò il teatro di vico Gerolomini nel 1996. Nato al Festival di Taormina nel 1993, voluto al Piccolo di Milano da Giorgio Strehler nel 1994, il progetto, che si avvale anche dell’ideazione scenografica e della regia di Walter Manfrè, è un successo mondiale e continua a colpire pubblico e critica. Inserito nella sezione ufficiale del Festival di Avignone nel ‘99, in scena nel 2000 nel prestigioso Théatre du Rond Point sugli Champs-Elisées a Parigi, a Santiago del Cile, Buenos Aires, Lima, Madrid, Glasgow, Ginevra, ad ogni nuova messinscena si arricchisce di nuovi peccati.

Un “prete folle”, (monologo di Giuseppe Manfridi), interpretato con maestria da Massimo Finelli, introduce gli spettatori al confessionale, luogo individuale/collettivo d’im-possibile catarsi. La scena è composta da due file con dieci inginocchiatoi: da un lato dieci spettatori, confessori in ascolto, dall’altro dieci “peccatori” che si avvicendano per confessare i propri peccati. Lo spettatore-uomo confessa una peccatrice e la spettatrice-donna confessa un peccatore.

Sono oltre duecento i testi raccolti negli anni dal regista e attore messinese che con il suo Teatro della Persona indaga senza infingimenti l’animo umano, provocando l’empatia, il coinvolgimento dello spettatore, portandone fuori un’autenticità preziosa, uno scambio di ruoli. Nel confessionale si estrinseca una fisicità emozionante, con il respiro che si confonde-scambia tra attori-spettatori che si studiano, si giudicano, si annusano, si allontanano.

I venti monologhi per venti personaggi sono tutti diversi tra loro e vengono selezionati di volta in volta in base al contesto in cui lo spettacolo si svolge. Ogni spettatore ascolta dieci monologhi, brevi ma intensissimi, nati dalla penna dei grandi autori contemporanei. Un’emozione indescrivibile condividere cadute/ferite/violenze subite/perpetrate, con pietas, con sdegno, mai con distacco.

Un cast straordinario di attori motivati/ispirati, magnificamente diretti: Gianmarco Ancona che interpreta “In nome del figlio” (di Francesco Silvestri); Giovanni Esposito “Il genio del parassitismo” (Giuseppe Torrisi); Fiore Tinessa “Un olmo dalle foglie troppo chiare (Enzo Siciliano); Paolo Aguzzi “Il pianto della Madonna” (Michele Serra); Nicola Tartarone “La verità” (Angelo Longone); Matteo Giardiello “Secondo Matteo” (Umberto Simonetta); Carlo Liccardo “Una svista” (Aldo Nicolaj); Peppe Villa “La porcilaia” (Ugo Chiti); Fabio Faliero “L’impostore” (Ghigo De Chiara); Francesco De Nicola “I pipistrelli” (Antonio Caruso). Anche le attrici, bravissime, si “confessano”: Valentina Mesca interpreta “Gianna C” (Adriano Vianello); Lorena Leone “Il Viola” (Aurelio Grimaldi); Eleonora Ricciardi “La Bestemmiatrice” (Duccio Camerini); Sefora Russo “Io pura di cuore” (Valeria Moretti); Ianua Coeli Linhart “Il Miracolo” (Vincenzo Consolo); Livia Esposito “Voglia di pentimento” (Vittorio Franceschi); Nicoletta Gamardella “La Pescivendola” (Roberto Cavosi); Carmen Femiano “Avevo 16 anni” (Lilli Trizio); Rosanna De Bonis “Solo un piccolo ritocco” (Renata Di Martino); Elena Fattorusso “Un peccato. La suora” (Beatrice Monroy).

L’attore in ginocchio simbolizza il peso dei peccati e insieme il momento storico drammatico della caduta dell’arte come rito, come magia da ripetere ad ogni replica, ad ogni messinscena, fatta di carne, sudore, intelletto, cuore, battito vitale. “Il teatro è un rito carico di suggestioni, dove lo spettatore non deve distrarsi, ma metterci testa e cuore – spiega Manfrè – il confessionale, buio e oscuro, mi è sempre apparso un luogo carico di simbolismi e coinvolgimenti. Il teatro mi ha permesso di trasformare un rito religioso in un rituale profano, dove lo spettatore/confessore viene coinvolto in prima persona e si fa carico dei peccati di un attore/peccatore”.

E a proposito dell’Elicantropo il regista dice: “Si tratta di un luogo magico; ho visto nascere questo spazio assieme a Carlo Cerciello e Imma Villa, e rappresenta un valore aggiunto. Dopo ventiquattro anni cambio testi e cast e molto dipende dal luogo nel quale rappresento La Confessione. A Ragusa, ad esempio, ho inserito più testi di autori meridionali, al Piccolo di Milano più testi mitteleuropei. Sto raccogliendo testimonianze per dare vita ad un’Antologia del Peccato Mondiale. Ne faranno parte anche testi del ’93 ai quali sono molto legato”.

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